Cadavere a Trieste, la convivente ucraina l’ha soffocato e chiuso in un sacco

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:24

Trieste, cadavere in un sacco. Libero Foti sarebbe stato ucciso dalla convivente ucraina, perché voleva impedirle di tornare al suo paese.

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Si sarebbe opposto al ritorno nel proprio paese della convivente ucraina e perciò quest’ultima, forse per difendersi da una aggressione di lui, l’avrebbe ucciso. Al culmine di una lite la donna lo avrebbe soffocato con un sacchetto nero di quelli utilizzati per l’immondizia, e in uno di quelli ne ha poi chiuso il cadavere, che ha sistemato sul balcone.

Cadavere a Trieste, la convivente lo chiude in un sacco e lo lascia fuori al balcone

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È la ricostruzione della morte di Libero Foti fatta dalla Squadra mobile di Trieste coordinata dalla Procura della Repubblica, che ha indagato la donna per omicidio. Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Procura diretta da Carlo Mastelloni, avrebbero accertato che la morte risalirebbe al 12 Ottobre scorso. Intorno alle cinque del mattino la coppia avrebbe litigato, come testimoniato anche dai vicini di casa, in via del Veltro a Trieste. Forse lui l’ha aggredita con un coltello, lei si è difesa colpendolo alla testa con una bottiglia, poi lo ha soffocato con il sacchetto di plastica e infine colpito con una lama al collo e a una mano.

Una volta morto l’uomo, la donna ne avrebbe chiuso il corpo in sacchi di plastica nera, la testa in un altro sacco, li avrebbe portati sul balcone, al terzo piano, e li avrebbe avvolti in una coperta. È stato sul balcone che il successivo 2 novembre gli agenti, coadiuvati dai vigili del fuoco, allertati dai vicini che non vedevano la coppia da giorni, hanno trovato il cadavere.

La convivente ucraina confessa il delitto

Come avrebbero accertato le indagini, coordinate dal titolare dell’inchiesta, il pubblico ministero Federico Frezza, la donna sarebbe partita per l’Ucraina, dove tutt’oggi si troverebbe. La convivente ucraina di Libero Foto ha confessato di aver ucciso l’uomo. Lo ha fatto telefonicamente dall’Ucraina, nel corso di un primo contatto il 13 novembre scorso, al pm Frezza e agli investigatori della Squadra Mobile.

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