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Cos’è il Mes e perché se parla tanto? Rischi e luoghi comuni da sfatare

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:05
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La riforma del Meccanismo Europeo di stabilità o Mes, è ancora al centro del dibattito politico da alcune settimane, alimentando scontri anche all’interno della Maggioranza del governo. Ma di cosa si tratta?

Che cos’è il meccanismo europeo di stabilità e perché se ne parla molto ultimamente? – meteoweek

Che cos’è il Mes?

Il Meccanismo Europeo di stabilità è un’istituzione nata nel 2012 con lo scopo di assistere gli Stati che hanno difficoltà finanziarie.

Già dal 2017 in Parlamento Europeo si era iniziato a parlare di una possibile rivalutazione del trattato istitutivo del Mes. In questi giorni dunque le discussioni in merito vertono sulle modifiche al trattato già esistente.

I Paesi europei hanno già prospettato un piano politico preliminare concordato a giugno di quest’anno, sull’insieme delle varie correzioni da applicare e per il mese prossimo è attesa l’approvazione ufficiale dei governi.

Perché possa entrare vigore con le modifiche apportate servirà poi il via libera dei parlamenti dei singoli stati.

Perché ora se ne parla tanto?


Perché Lega e Fratelli d’Italia, con l’avvicinarsi della scadenza di dicembre, hanno mosso accuse al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di non avere rispettato le decisioni dell’allora Maggioranza Lega-M5s che chiedeva, prima dell’incontro di giugno, di non dare il nullaosta a tutta una serie di revisioni al trattato e di mettere al corrente il Parlamento sull’esito della trattativa.

Stando alla Lega, gli accordi raggiunti con gli altri Paesi non avrebbero tenuto conto di queste indicazioni e il Parlamento non adeguatamente informato.

Perché è un “luogo comune” dire che il Mes favorirà le banche tedesche?

Una novità importante della riforma è che è previsto che il Mes possa supportare il Fondo di Risoluzione unico per le banche.

Il Fondo di Risoluzione unico è alimentato non dagli stati ma dalle banche, ma nel caso in cui si palesasse una crisi molto grave, adesso potrebbe appoggiarsi al Mes qualora non ci fossero mezzi a sufficienza.

Questa doppia protezione, del Fondo di risoluzione unico e del Mes, che finge da “paracadute del paracadute” è una garanzia per ogni banca europea e non solo per le banche tedesche che si pensa erroneamente che saranno particolarmente favorite.

È lecito dire che si potrebbe incorrere in una ristrutturazione del debito per l’Italia?

Nel testo originario, e in quello recentemente modificato, non si parla di ristrutturazione del debito, ma adesso potendo il Mes decidere di dare assistenza finanziaria a un Paese in difficoltà, potrà anche chiedere che una parte del debito venga ristrutturata.

Questa decisione tuttavia non sarà automatica, ma basata su di una analisi di sostenibilità del debito condotta sia dalla Commissione europea e dal consiglio del Mes.

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Se, per ipotesi, il debito venisse giudicato insostenibile, si potrebbe chiederne la ristrutturazione. Per prendere una decisione del genere servirebbe comunque la maggioranza dell’85% del capitale. L’Italia, avendo il 17,7%, potrà sempre mettere il veto.

Insomma: nessuno potrà, stando alle disposizioni odierne, imporre la ristrutturazione del debito italiano senza che l’Italia abbia espresso il suo consenso.

Quindi non cambia niente?

“Ni”. Esiste infatti una clausola secondo la quale dal 2020 è prevista l’introduzione di un sistema semplificato per le procedure di ristrutturazione del debito, che consentirebbe ad una maggioranza di investitori di innescare automaticamente la ristrutturazione.

Ciò potrebbe, secondo alcuni, implementare una percezione di rischio sui titoli, che spingerebbe gli investitori a chiedere interessi più alti per tutelarsi.

È ancora possibile cambiare il testo della riforma del Mes?

Il testo del Mes è ancora modificabile, ma nella pratica è difficile che l’Italia rimetta mano ad un accordo politico conclusosi a giugno. Il ministro dell’Economia Gualtieri spiega in audizione in Parlamento che “il testo del trattato è chiuso“.

E il Premier Conte riprende dicendo che questa riforma si inserisce in un ampio contesto di interventi a favore del nostro Paese che, se bocciati, potrebbero svantaggiare l’Italia. Si pensi ad esempio all’assicurazione europea sui depositi.