Regno Unito domani al voto per la Brexit, i sondaggi dicono Johnson

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:33

Ultime ore prima delle elezioni sulla Brexit nel Regno Unito che decideranno la posizione del paese rispetto all’Europa. Tories in vantaggio nei sondaggi.

Ultimo giorno prima del voto sulla Brexit in Gran Bretagna. Le elezioni nel Regno Unito a dicembre sono un evento abbastanza raro e le ultime risalgono al 1923. Per domani, quando i seggi saranno aperti dalle 7 alle 22 (8-23 ora italiana), ci sarà per lo più pioggia e, in alcune zone della Scozia anche neve. E’ un dato importante ai fini dell’affluenza ai seggi, che potrebbe spostare gli equilibri nei collegi in bilico, determinanti per il risultato finale.

Stando alla media dei sondaggi degli ultimi giorni, i Tories di Boris Johnson manterrebbero un vantaggio di 10 circa punti sui Laburisti di Jeremy Corbyn. Si tratta esattamente dello stesso margine fotografato all’inizio della campagna elettorale. Questo non significa che nelle ultime settimane non si sia mosso nulla, anzi, sia i Conservatori che il Labour, hanno guadagnato 5 punti percentuali. I primi a discapito del Brexit Party di Nigel Farage, i secondi ai danni del Liberal democratici di Jo Swinson, che all’inizio della campagna si erano proposti come argine più credibile ai Tories e alla Brexit.

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Sulla vittoria di Johnson, sono pochi gli osservatori che sembrano avere dubbi. Il punto non è tanto il risultato finale, quanto il margine che i Conservatori otterranno domani. Con un sistema uninominale maggioritario, fare i conti in anticipo è difficile. Secondo le previsioni, i Tories potrebbero ottenere fino a 339 seggi, ma non c’è certezza che possano superare la fatidica soglia dei 326 seggi, necessaria per la maggioranza assoluta.

L’autosufficienza parlamentare è fondamentale per Johnson, se vuole sperare di realizzare il suo mantra elettorale “get the Brexit done”, secondo i termini dell’accordo rinegoziato con Bruxelles. E senza sottostare agli altolà dei precedenti alleati di coalizione, i nordirlandesi del Democratic Unionist Party, in linea di principio contrari alla soluzione raggiunta con la Ue per la questione del confine tra le due Irlande. Proprio l’assenza di una solida maggioranza parlamentare, ereditata da Theresa May, alla quale si è aggiunta la defezione di una ventina di deputati conservatori ribelli anti Brexit, hanno spinto Johnson a chiedere il voto anticipato.

Lo scenario sarebbe ben diverso in caso di – improbabile – vittoria laburista. Corbyn ha promesso di chiedere una proroga dell’Articolo 50, e che entro tre mesi dal suo insediamento a Downing Street negozierebbe un nuovo accordo con la Ue, che a differenza di quello voluto da Johnson prevederebbe legami più stretti tra Londra e Bruxelles. Una volta chiuso, entro sei mesi il nuovo accordo per la Brexit verrebbe sottoposto al giudizio popolare, con un nuovo referendum, nel quale la scelta sarebbe tra i termini del nuovo trattato e il Remain, la permanenza nella Ue. Il Labour deciderebbe quale opzione scegliere, in un congresso ad hoc, organizzato prima del referendum.

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