Sardine, 100mila in piazza: “Aboliamo i decreti di Matteo Salvini”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:02

Poche ma precise richieste che saranno rivolte alla politica. E’ la “fase due” del movimento delle Sardine, che parte da piazza S.Giovanni. Tra i primi punti, l’abolizione dei Decreti Sicurezza voluti da Salvini.

Se riempire piazza S.Giovanni era un obiettivo da superare, missione compiuta. Le Sardine hanno riempito anche la piazza romana che è storicamente quella delle manifestazioni, e si accingono a passare alla “fase due”. Un risultato incredibile, per un movimento nato appena qualche settimana fa. In cosa consiste la “fase due”? Si passerà dalla protesta spontanea alla creazione di comitati territoriali che avranno il compito di rivolgere delle specifiche richieste alla politica. Poche cose, ma molto chiare.

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I primi cinque punti sono emersi già ieri, nel corso della manifestazione a S.Giovanni. Li ha elencati uno dei leader del neonato movimento, Mattia Santori: “Chi è eletto faccia politica nelle sedi istituzionali. I ministri comunichino solo attraverso i canali istituzionali. Ci sia trasparenza nell’uso dei social network e su chi finanzia le pubblicazioni da parte dei politici. La violenza verbale sia equiparata alla violenza fisica. Abrogare il decreto sicurezza, servono leggi che non mettano al centro la paura“.

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Abrogare il decreto sicurezza, dunque. Uno dei punti forti del programma politico della Lega di Matteo Salvini. Fortemente voluto e realizzato durante l’esperienza di governo con il Movimento 5 Stelle terminata questa estate. Una richiesta complicata da gestire, da parte dell’attuale governo. Per i 5 Stelle vorrebbe dire sconfessare una scelta politica da loro approvata appena qualche mese fa. Per il PD vorrebbe dire mettere in difficoltà i 5 Stelle in un momento delicato della vita – ancora breve e tormentata – di questo esecutivo. Insomma, sarebbe un ennesimo di discussione in una maggioranza già molto litigiosa.

Le altre richieste presentate dalle Sardine – ed espresse come detto da Santori – riguardano la comunicazione, la propaganda politica e l’odio in essa veicolato: utilizzo delle sedi e dei mezzi di comunicazione istituzionali per chi fa politica, trasparenza nell’uso e nel finanziamento dei social, equiparazione della violenza verbale a quella fisica.

 

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