Giulio Regeni, il pm svela: “Torturato con calci, pugni e bastonate”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:40

Giulio Regeni torturato in Egitto prima di essere ucciso, fu colpito con calci, pugni e mazze. Il pm rivela come siano stati almeno quattro i depistaggi per coprire la sua morte.

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Giulio Regeni

Il sostituto procuratore di Roma, Sergio Colaiocco, ha tenuto un’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta rivelando come siano almeno quattro i depistaggi messi in atto dagli apparati egiziani a proposito della morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016.

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Giulio Regeni torturato, il pm rivela: “fu colpito con mazze e pugni”

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Durante l’audizione, Colaiocco ha sottolineato come sia stato torturato in più fasi tra il giorno della sua sparizione (25 gennaio 2016) e quello della morte (tra l’1 e il 2 febbraio 2016). “L’esame autoptico svolto in Italia – ha detto il pm – ha dimostrato che le torture sono avvenute a più riprese. L’esame della salma depone per una violenta azione su varie parti del corpo. I medici legali hanno riscontrato varie fratture e ferite compatibili con colpi sferrati con calci, pugni, bastoni e mazze. Giulio è morto, presumibilmente il 1 febbraio, per la rottura dell’osso del collo“.

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Dunque il procuratore ha spiegato come siano stati prodotti dei falsi per depistare le indagini. “Nell’immediatezza dei fatti sono stati fabbricati dei falsi per depistare le indagini. In primo luogo l’autopsia svolta al Cairo che fa ritenere il decesso legato a traumi compatibili con un incidente stradale. Altro depistaggio è stato quello di collegare la morte di Giulio ad un movente sessuale: Regeni venne fatto ritrovare nudo.

Esistono altri due rilevanti tentativi di sviare le indagini. Il primo alla vigilia della nostra trasferta del 14 marzo del 2016. Due giorni prima un ingegnere parla alla tv egiziana raccontando di avere visto Regeni litigare con una persona straniera non lontano dal consolato italiano e fissa alle 17 del 24 gennaio l’evento. È tuttavia emerso che il racconto è falso e ciò è dimostrato dal traffico telefonico dell’ingegnere che lo colloca a chilometri di distanza dal nostro consolato sia dal fatto che Giulio a quell’ora stava guardando un film su internet a casa“.

Il procuratore Sergio Colaiocco svela: “Depistaggio per tutelare l’immagine dell’Egitto”

La famiglia di Giulio Regeni

Infine Sergio Colaiocco ha detto: “Il soggetto che ha messo in atto il tentativo di depistaggio ha ammesso di avere ricevuto quelle istruzioni da un ufficiale della Sicurezza nazionale che faceva parte, tra l’altro, del team investigativo congiunto italo-egiziano. Un depistaggio voluto per tutelare l’immagine dell’Egitto e incolpare stranieri per la morte di Regeni. Non ci risulta che la Procura del Cairo abbia mai incriminato nessuno. Il quarto tentativo di depistaggio – conclude il magistrato – è legato all’uccisione di cinque soggetti appartenenti ad una banda criminale morti nel corso di uno scontro a fuoco. Per gli inquirenti egiziani erano stati loro gli autori dell’omicidio“.

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