Libia, il premier Serraj: “Abbiamo chiesto armi anche all’Italia”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:33

Il presidente del Governo di accordo nazionale di Tripoli ha anche attaccato Di Maio: “Non è riuscito a bloccare l’aggressione militare contro di noi”, ha detto Serraj.

di maio serraj

Fayez al Serraj svela il tentativo di ottenere armi dal Governo italiano. Il presidente del Governo di accordo nazionale di Tripoli ha rilasciato una lunga intervista per il Corriere della Sera. Tra i suoi virgolettati, emerge proprio quello in cui ha rivelato la richiesta fatta anche ad altre nazioni oltre alla nostra. E Serraj, che ha da poco ricevuto il ministro per gli affari esteri Luigi Di Maio, sottolinea la risposta negativa ricevuta dal nostro Governo.

Noi avevamo chiesto le armi a tanti Paesi – ha dichiarato Serraj – . Inclusa l’Italia, che pure ha diritto di scegliere la politica che più le aggrada e con cui i rapporti restano comunque ottimi“. Dunque il Governo libico non appare riluttante nei confronti di quello italiano, dopo questo secco ‘no’ ricevuto nei giorni scorsi. La Farnesina ha rivelato che sono cinque i Paesi ai quali la Libia avrebbe chiesto aiuti per la fornitura di armi contro l’assalto militare. Tra questi c’è anche la Turchia, anche se non è dato sapere cosa ha risposto il premier Erdogan.

Luigi Di Maio – meteoweek.com

In ogni caso, Serraj resta particolarmente critico nei confronti di Luigi Di Maio. Il leader del Movimento 5 Stelle è andato in visita a Tripoli, senza però ottenere il successo sperato. E a svelare tutto ciò, è stato lo stesso premier di Tripoli. “Di Maio non è riuscito a bloccare l’aggressione militare contro di noi. Questa sarebbe stata l’unica prova di un successo ai colloqui di Bengasi. Ciò non toglie che l’Italia abbia tutto il diritto di comunicare con chiunque e invitarlo a Roma”.

Dunque l’Italia ha deciso di non modificare la propria posizione di fronte al conflitto che si sta vivendo tra la Libia e la Cirenaica. Non ci saranno appoggi di tipo militare, ma solo tentativi di dialogo sul piano politico. La posizione resta la stessa nonostante la tensione sia in crescita tra le parti in conflitto.

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