Cacciari attacca il governo: troppo debole, non può risolvere i problemi del Paese

Governo debole, con il fantasma di una nuova maggioranza che potrebbe venire a comporsi e senza grande condivisione di intenti. Sul tema è intervenuto anche Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia

MILAN, ITALY – NOVEMBER 21: Italian Prime Minister Giuseppe Conte attends the World Forum On Urban Forests Calling 2019at Triennale di Milano on November 21, 2019 in Milan, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Il disegno di Renzi di cambiare Conte, quindi formare un nuovo governo senza passare dalle elezioni, è impedito drasticamente e irreversibilmente da Mattarella. Se non vogliono farsi del male, dovranno cercare di andare d’accordo. Ma il problema è un governo incapace di risolvere i problemi del Paese“. Lo dice Massimo Cacciari parlando dei problemi della maggioranza durante il programma Otto e mezzo su La7. “Un governo così debole -aggiunge- non può affrontare i problemi del Paese, che è in crisi e in recessione. Non si può andare avanti anni e anni con governi di emergenza, è impossibile”.

Che cosa sta succedendo

Non c’è stato e non ci sarà nessun chiarimento. Conte e Renzi continueranno a detestarsi, neppure troppo cordialmente, ma resteranno insieme al governo.

Italian left-wing party leader of the Democratic Party (Partito Democratico – PD), Nicola Zingaretti (R) addresses the media along with Former Italian Prime Minister Paolo Gentiloni (L) following a meeting with the Italian President as part of a second round of consultations with political parties at the Quirinal presidential palace in Rome, on August 28, 2019. – President Sergio Mattarella is to meet the main political parties at the climax of what Italian newspapers have dubbed “the craziest crisis ever” after the government collapsed earlier this month while parliament was on holiday. (Photo by Filippo MONTEFORTE / AFP) (Photo credit should read FILIPPO MONTEFORTE/AFP via Getty Images)

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Si andrà avanti con il Conte bis sostenuto dal Pd, dal M5S, da Leu e, con diversa intensità, anche da Italia Viva. Avanti navigando a vista, fino al prossimo (inevitabile) scoglio. «L’incidente sulla prescrizione è chiuso», ha confidato ai colleghi del Pd il ministro della Cultura e capo delegazione del Nazareno, Dario Franceschini.

Conte-ter: si o no? Lo studio dei numeri

Governare così non si può, è lo stato d’animo che il premier condivide con Zingaretti, Franceschini e gli altri ministri del Pd. Ma a Palazzo Chigi nessuno crede davvero che il governo giallorosso, in caso di crisi, possa rinascere dalle sue ceneri. «Il Conte ter non esiste», ha dovuto ammettere il premier. Eppure ministri e collaboratori tengono i conti e trapela che il presidente abbia fatto un ampio giro di telefonate per verificare i numeri.

Italy’s Labour and Industry Minister and deputy prime minister Luigi Di Maio (L) speaks with Democratic Party (PD) member Ettore Rosato (R) during the ceremony to mark the anniversary of the Italian Republic (Republic Day) on June 2, 2018 in Piazza Venezia in Rome. (Photo by Alberto PIZZOLI / AFP) (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP via Getty Images)

Nicola Fioramonti alla Camera, Paolo Romani e Gaetano Quagliariello al Senato sono solo alcuni dei capicorrente corteggiati, ma finché le urne non saranno all’orizzonte, nessuno sembra disposto a esporsi per puntellare il governo. Stando alle voci di Palazzo Madama, Romani è pronto a portare in dote una dozzina di senatori, però nel governo ammettono che «sono cifre tutte da verificare». È una partita ad altissimo rischio e Conte lo ha capito. E c’è di più. C’è che Matteo Salvini non perde consenso e che il suo potere di attrazione, in caso di una controffensiva, potrebbe essere più forte.

Prescrizione, l’ultimo capitolo

Lunedì, con la riapertura delle Camere, si tornerà a parlare di prescrizione, la mina che ha rischiato di far saltare l’esecutivo. Renzi giudica il lodo Conte incostituzionale e non rinuncia alla tentazione, se la tregua dovesse saltare, di sfiduciare il ministro Bonafede: «Non mangerà la colomba…».

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Ma per Conte è solo un altro bluff: «La sfiducia non la voterebbero nemmeno i renziani. Se cade il Guardasigilli cade il governo e in Parlamento non ci tornano più».