Il fritto? Riduce il rischio di contrarre malattie! Lo conferma la scienza!

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:06

Per anni nutrizionisti, dietisti e biologi ci hanno informato circa gli effetti nefasti del fritto sul nostro organismo. Poi ad un tratto la smentita : il fritto è addirittura salutare ed aiuta a prevenire l’insorgere di malattie. E’ quanto affermato da un gruppo di ricercatori spagnoli. Vediamo insieme cosa hanno scoperto!

Mangiare sano non è mai stato così piacevole! Via libero al fritto!

Una ricerca spagnola ha confermato che le verdure se fritte rilasciano delle sostanza in grado di ridurre le possibilità di sviluppare il cancro. Il segreto sarebbe quello di friggere con l’olio d’oliva. Lo studio ha dimostrato che alcune verdure conservano le loro proprietà antiossidanti solo se fritte. Bollire dunque non è affatto salutare, perchè più viene fritto maggiori sono le proprietà nutrizionali del pasto.

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Verdure si, ma meglio se fritte!

i ricercatori guidati dalla dottoressa Cristina Samaniego Sanchez, capo del dipartimento di Farmacia nutrizionale dell’ Università di Granada, non hanno dubbi : “gli alimenti se fritti nell’olio d’oliva conservano le loro proprietà nutrizionali e fanno bene alla salute.”

In particolare è stato accertato che le patate, la zucca e le melanzane se fritte mantengono inalterate le proprietà antiossidanti, riducendo il rischio di sviluppare diverse malattie.

Friggere è sano, basta usare l’olio d’oliva!

Il fritto non fa affatto male se viene utilizzato dell’olio d’oliva. Per evitare l’eccessivo assorbimento di grassi basta non superare i 180 gradi di temperatura per l’olio e tamponare gli alimenti fritti in carta assorbente prima di consumarli. Le proprietà benefiche dell’olio d’oliva sono conosciute in tutto il mondo, ed oggi sappiamo che anche il fritto grazie a questo alimento aiuta a ridurre il rischio di sviluppare malattie.

L’olio di semi di girasoli, è invece  pieno di acidi grassi omega 6, per cui il consumo eccessivo può contrastare l’assorbimento degli omega 3, se questi ultimi dovessero mancare potrebbero insorgere problemi cognitivi, così come dichiara John Stein, professore di neuroscienza presso l’Università di Oxford.