La Corte di Cassazione conferma le condanne al clan Fasciani

La Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza del 29 novembre, in cui conferma le condanne al clan Fasciani di Ostia per associazione di stampo mafioso.

La Corte di Cassazione conferma le condanne al clan Fasciani (Getty) - meteoweek.com
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La Cassazione ha confermato le condanne per alcuni esponenti del clan Fasciani, e per la prima volta passa in giudicato una sentenza che riconosce lo status di organizzazione di stampo mafioso ad un gruppo che opera nella capitale e a Ostia.

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Si può affermare che anche la città di Roma ha conosciuto l’esistenza di una presenza ‘mafiosa’, sebbene in modo diverso da altre città del Sud, ma non per questo meno pericolosa o inquinante il tessuto economico e sociale di riferimento“, ha sottolineato la Corte di Cassazione nelle motivazioni del verdetto di fine novembre, depositate questa mattina.

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Il clan Fasciani, si legge ancora, ha fatto un “salto” da semplice associazione a delinquere ad associazione di stampo mafioso, proprio per i metodi utilizzati nella gestione e nel controllo del territorio.

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Nell’impianto dell’accusa, del tutto confermato nel dispositivo di novembre e nelle motivazioni di oggi, il clan Fasciani gestiva diversi racket. Nello specifico il clan ricorreva a violenze ed estorsioni per imporre ai proprietari dei locali del litorale romano le proprie slot machine truccate. A tutti coloro che si rifiutavano di aderire alle richieste  il clan imponeva un pizzo.

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La Corte d’Appello, nel febbraio del 2019, aveva inflitto condanne che andavano da 10 anni per alcuni esponenti fino a 27 anni e 6 mesi per il capo-clan Carmine Fasciani. La cassazione ha rivisto le condanne di alcuni esponenti del clan e ha confermato le altre, compreso l’intero impianto accusativo.

Le motivazioni dei giudici

Secondo i giudici della Seconda Sezione Penale ci sono evidenze della gestione mafiosa anche nelle intercettazioni telefoniche e ambientali depositate agli atti. In esse emerge con chiarezza che il clan Fasciani era interessato “alla gestione delle macchinette”. I giudici hanno anche sottolineato che “alcuni esercenti versavano in uno stato di totale intimidazione, dopo aver subito gravi danneggiamenti ad evidente scopo intimidatorio, con modalità tipicamente mafiose“.

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Nello specifico “oltre il danneggiamento delle slot-machines, venivano imbrattati i locali con vernice di color rosso e lasciati in bella evidenza mani in plastica mozzate ed altro ancora“.

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I proprietari dei locali che rifiutavano di installare le macchinette del clan erano obbligati al pizzo e da ciò si evince che l’estorsione era “volta ad agevolare il clan, in quanto strumento per assicurare proprio quella prassi di carattere standardizzato, secondo cui i commercianti erano posti nell’alternativa di installare le slot-machines del ricorrente ovvero di corrispondere una somma mensile“.