Lamorgese denuncia sindaco di Messina, che ribatte: “Presto in tribunale”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:25

Il sindaco di Messina De Luca è stato denunciato per vilipendio dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. “La sua è opera di disprezzo e offesa”. La replica del primo cittadino. “Ci vediamo in tribunale, non mi fermerò qui”

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Luciana Lamorgese ( Photo by Sven Hoppe Getty Images)

Duro botta e risposta tra il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e il sindaco di Messina De Luca. Dal Viminale è partita una denuncia per vilipendio nei confronti del primo cittadino della città siciliana. La decisione “è stata assunta a seguito delle parole gravemente offensive, e lesive dell’immagine per l’intera istituzione che lei rappresenta, pronunciate pubblicamente e con toni minacciosi e volgari”.

E’ quanto rende noto dalla stessa Lamorgese. “Proprio in una fase emergenziale in cui dovrebbe prevalere il senso di solidarietà e lo spirito di leale collaborazione – sottolineano dal ministero dell’Interno – le insistenti espressioni di offesa e di  disprezzo, ripetute per giorni davanti ai media da parte del primo cittadino di Messina all’indirizzo del ministero dell’Interno, appaiono inaccettabili. Sono quindi censurabili sotto il profilo penale, per il rispetto che è dovuto da tutti i cittadini – e a maggior ragione da chi riveste una funzione pubblica anche indossando la fascia tricolore – alle istituzioni repubblicane e ai suoi rappresentanti”.

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Il sindaco di Messina attacca duramente il Governo dopo il caos dei giorni scorsi nella città siciliana

La replica di De Luca: “Non mi fermo, ora si andrà in tribunale”

Non si è fatta attendere la replica del sindaco De Luca. “Sono stato denunciato per aver scoperchiato le vergogne di Stato!”. E’ la reazione a caldo, arrivata dalla sua Facebook, del primo cittadino, Cateno De Luca, denunciato per vilipendio dal ministro dell’Interno. “Vi prego di condividere massicciamente questo post! E annuncia: “Stasera ne parleremo alle ore 18:45 in diretta Fb”. “Avremo modo di parlarne al tribunale signor ministro. Tenga conto che se questo è un avvertimento ne prendo atto ma vado avanti. Non mi fermo perché non è pensabile che chi è sopra le nostre teste possa continuare a dileggiare i Comuni, i sindaci e la popolazione.

L’altra vergogna di Stato è nel comunicato del 23 marzo nel quale lei ha dichiarato il falso e mi assumo la responsabilità di quello che dico. Lei ha dichiarato che era tutto in ordine sullo Stretto, ma come? Noi abbiamo denunciato 10 persone? Bene signor ministro, lei continui a fare il suo mestiere che io continuo a fare  il mio, e ci vediamo in tribunale”.

Le parole fanno seguito a un fuoco che va avanti da giorni. Nel mirino c’è il governo Conte. “Sforna decreti che non fa applicare. Intanto bisognava fare partire migliaia di meridionali in treno ai primi due decreti. Adesso arriva anche gente partita dalla Francia scoprendo solo qui, che frattanto, è scattato un terzo decreto. Un caos. Io ho minacciato tutti – aveva spiegato ai media nei giorni scorsi – sono pronto a farmi arrestare. Come è, del resto, accaduto in altra occasione. Si sono già visti errori di magistrati che hanno dovuto rimettermi in libertà”.

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