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Francia e Gran Bretagna: “In Cina successe cose che non sappiamo”.
Mercoledì il Washington Post aveva affermato che due anni prima che scoppiasse la pandemia diplomatici dell’ambasciata americana a Pechino visitarono diverse volte l’istituto di virologia di Wuhan (Wiv) e rimasero così preoccupati da mandare a Washington due ammonizioni sulle inadeguate condizioni di sicurezza del laboratorio, che conduceva rischiose ricerche sui pipistrelli.

Il governo britannico intende rivolgere “domande difficili alla Cina” quando l’emergenza coronavirus sarà passata su “come tutto questo sia accaduto” e “come non si sia potuto fermarlo prima”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Dominic Raab, supplente del premier Boris Johnson, sollecitato da un giornalista nella conferenza stampa di giornata a Downing Street. Raab ha sottolineato la buona collaborazione sanitaria con Pechino in queste settimane, notando che “bisogna guardare tutti i lati” della questione, ma ha aggiunto che occorrerà “un approfondimento accurato” su tutto a tempo debito, incluso “sull’esplosione dell’epidemia”, e che “non c’è dubbio” che non si potrà tornare semplicemente “al business as usual”. Incalzato a ipotizzare eventuali sanzioni o altre forme di ritorsione, il vicario di Johnson ha tuttavia frenato: “Prima bisognerà capire cosa è successo”, si è limitato a dire.
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