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Curato con lo sciroppo un paziente Covid: muore dopo 22 giorni, aperta inchiesta

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:44
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Luigi Starita è morto dopo una lunga agonia dovuta a un’infezione da Covid: curato con uno sciroppo, la positività al tampone è arrivata solo qualche ora dopo il suo decesso. 

Luigi Starita, curato con lo sciroppo
foto di repertorio

Aperte l’inchiesta in merito alla morte di Luigi Starita, deceduto a Napoli il 30 marzo scorso a causa degli effetti del Covid-19. La Procura di Torre Annunziata indaga ora sul caso, dato che il paziente è stato curato con un semplice sciroppo e non è stato mai, invece, sottoposto al tampone per verificare la positività al virus. Positività che, però, è stata rilevata solo quando era troppo tardi, a poche ore dalla morte.

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Luigi Starita muore di Covid per una “catena di omissioni”

Di questa tragica vicenda se ne apprende notizia tramite le pagine online del Messaggero. I giornalisti parlano di una “agonia durata 22 giorni“, alla quale è arrivata pure “la beffa finale“. “Solo quattro ore dopo il decesso, al Loreto Mare”, viene spiegato nel quotidiano, l’Asl ha provveduto a “comunicare in famiglia ciò che già sapevano tutti: il paziente era risultato positivo al coronavirus“.

Questa dunque la drammatica storia di Luigi Starita e della sua famiglia, che addita la tragedia come una “lunga catena di omissioni e inadempienze” perpetrate da chi doveva salvargli la vita. “Mio padre godeva di ottime condizioni di salute, è morto perché non è stato curato”, ha spiegato Viviana Starita, la figlia di Luigi, sempre alle penne del Messaggero.

Secondo quanto viene riportato, i parenti della vittima hanno cercato in tutti i modi di sollecitare le autorità sanitarie sulla verifica delle condizioni dell’uomo, per un periodo che si è protratto dal 14 al 19 marzo. Ma da parte del personale medico sanitario interpellato, venivano offerte risposte del tutto inadatte alla situazione in cui Luigi versava. “Il medico di famiglia aveva tranquillizzato la famiglia, durante il triage telefonico”, viene riportato, con un trattamento di “infiltrazioni di Rocefin e Bentalan” prescritto giusto qualche giorno dopo senza mai visitare il suo paziente.

Luigi Starita
Luigi Starita, morto di Covid dopo una “lunga catena di omissioni”

Allora la corsa alla guardia medica di Meta di Sorrento, nella speranza di trovare assistenza sanitaria atta a recuperare in tempo le condizioni di salute dell’uomo. Ma anche in questo caso, nulla di fatto. L’ambulanza è arrivata soltanto il 19 marzo, ma ancora, nessuna visita per l’uomo. I paramedici non scendono dal mezzo e la figlia è perciò costretta a comprare personalmente la bombola d’ossigeno, per somministrarlo al padre in totale autonomia.

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Poi il ricovero. Finalmente a Luigi viene fatta una radiografia e il tanto atteso tampone, “che viene spedito al Cotugno, mentre la famiglia viene informata del fatto che mancano medicinali antivirali”. Ma il tempo passa, e le condizioni dell’uomo si aggravano irrimediabilmente. I troppi giorni di negligenza l’hanno portato al 24 marzo col trasferimento d’urgenza al Loreto mare, presso il quale l’uomo muore il 30 marzo.

Soltanto più tardi, quattro ore dopo il decesso, arriva la conferma dall’Ospedale Domenico Cotugno: il test è positivo e “l’Asl si preoccupa di informare la famiglia che il tampone (inutilmente chiesto per quindici giorni) aveva dato esito positivo e che doveva scattare la quarantena”. La “beffa finale” dopo una “lunga catena di omissioni e inadempienze”.