Ferzetti su Curon: “Klara così simile a me, è stata una bella sfida”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 6:51

Anna Ferzetti arriva su Netflix con Curon, il nuovo paranormal drama italiano che ci porterà nella cittadina dell’Alto Adige. Abbiamo avuto il piacere di realizzare una video intervista alla splendida attrice romana, fresca di nomination agli ultimi David di Donatello e qui protagonista di un’ottima interpretazione nei panni di Klara.

Anna Ferzetti Meteoweek
Anna Ferzetti protagonista in Curon Meteoweek

Curon è la seconda serie originale italiana di Netflix a debuttare negli ultimi mesi dopo Summertime. Se la prima è stata un successo nel pubblico teen sicuramente il colosso dello streaming punta ad intercettare un pubblico diverso con il nuovo paranormal drama ambientato in Alto Adige. Nel cast di Curon troviamo anche una splendida Anna Ferzetti, che è Klara la moglie di Albert interpretato da Alessandro Tedeschi. Nel cast ci sono anche Valeria Bilello, Federico Russo, Margherita Morchio e Luca Lionello.

Anna Ferzetti definisce la sua Klara in Curon una donna diversa da lei, ma proprio per questo molto affascinante da interpretare. Noi di Meteoweek abbiamo avuto il piacere di realizzare con lei una lunga video intervista, in cui ci ha parlato anche delle differenze tra la piccola cittadina montana e Roma, oltre che delle gravi difficoltà che il mondo del teatro sta attraversando in questo periodo. Potete vedere un estratto dell’intervista video o leggere l’integrale a seguire.

Klara è un personaggio che oserei definire malinconico in Curon, ce ne puoi parlare?

“Io in Curon interpreto Klara, una donna del posto che vive lì. Ha un grandissimo senso della famiglia e ci tiene molto, tiene ad essere una donna perfetta anche agli occhi della comunità. É una professoressa e insegna anche ai suoi figli. Crede nel valore della comunità e quando vivi in un posto piccolo è così. Ama follemente Albert con cui lei è cresciuta. Mi ricorda molto Annah di Dark, ma anche Catarina. È una donna bionda con una forte fisicità, è una via di mezzo tra le due (risate ndr). Lui ha un carattere particolare e lei subisce la sua autorità, ma è talmente innamorata che lo asseconda sempre”.

Una professoressa amorevole verso i figli, ma anche rigorosa. Quali differenze hai trovato tra te e lei, magari anche nel modo di vivere l’amore con il proprio compagno.

“Abbiamo delle cose simili perché anche io ho un grandissimo senso della famiglia, anche se io sono più moderna. Dipende anche da dove nasci, io vengo da una città frenetica. Sono due donne con un passato diverso. Io ho due figlie femmine di cui una adolescente, lei ha un maschio e una femmina adolescente. La serie mi ha insegnato ad avere un legame con un figlio maschio. Anche io a volte sono dura e rigida, mi fa sorridere il fatto di fare l’insegnante perché ho sempre avuto da piccola una disciplina tedesca. Ci sono delle cose simili, mentre sul rapporto col marito no. Il rapporto tra Klara e Albert e che ho creato con Alessandro con cui mi conosco da anni è stato semplice. Volevamo divertirci e creare un rapporto. Il bello è anche entrare in personaggi diversi e scoprire degli aspetti e modi diversi rispetto ai tuoi. Si può sperimentare anche sbagliando nel mondo del cinema, questo è il bello. Ogni volta puoi cercare cose e obiettivi nuovi. L’alchimia poi dipende molto dal tuo partner di lavoro”.

Il vostro lavoro vi porta spesso a viaggiare verso posti magici, quanto ti ha rapita Curon tanto diversa dalla frenetica Roma?

“Io conoscevo Curon perché avevo già avuto la fortuna di lavorarci in un altro film, ma in quel momento era venuto a mancare mio padre quindi me lo sono goduto molto di più ora. Poi quando vai in questi posti lavorandoci hai bisogno di entrare nella loro lunghezza e adattarti, anche per viverlo meglio. È inutile portare la frenesia da dove vieni e questo è stato utile per interpretare il mio personaggio. io dovevo entrare in quella lunghezza affascinante, in quell’ambiente con le montagne, il lago e il campanile. Vicino Curon poi c’è un altro laghetto dove puoi camminare intorno ed è un’esperienza che ti porta in una dimensione da pace dei sensi, lì si riattivano tutti”.

Il tema del doppio è molto importante, io ho sempre trovato affascinate vedere gli attori recitare doppiamente. Com’è stato girare certe scene, senza spoilerare troppo?

“Ognuno di noi ha una parte oscura, lo dice anche la mia voce nel trailer. Il mio è stato un lavoro fatto di domande, chiedersi cosa fare in una circostanza e in un’altra circostanza. Dovevo dare una sicurezza diversa, un respiro sottile. Si tratta di un lavoro sottile, spero di essere riuscita ad essere credibile per non scivolare sul troppo che rende finto. L’importante è rendere quel che si sta facendo credibile”.

Gli attori dicono spesso che è più faticoso girare una serie tv rispetto ad un film, però c’è la possibilità di andare tanto in profondità con il personaggio. 

“Io vengo dal teatro, lì è buona la prima e una volta che entri per quella sera ti puoi giocare una chance. Al cinema puoi ripetere tante volte, anche 15 con varie inquadrature. Quello che ho trovato nella serie lunga è la possibilità di entrare nel personaggio e pensare più come lui. Girare fuori casa e non staccare mai con la testa, stare in continua simbiosi con lei e pensare come lei mi ha aiutato. Hai più tempo per trovare più sfumature e per farti tante domande”

Come ti prepari solitamente per un ruolo quando ricevi il copione?

“Io sono una che si fa tante domande, sono la signorina dei post it quando mi arriva un copione. Metto tante pecette sul copione per , mi piace sottolineare per capire tante cose. Sono una secchiona e mi prendono tanti in giro”.

Chi ti prende in giro? Lo fanno anche a casa?

Ogni tanto i colleghi, ma a casa no perché anche Pierfrancesco è uno studioso. Siamo tutti capoccioni (ride ndr). A volte ti capita trovare qualcuno alla lettura del copione che ha tanti colori diversi, anche io ho la valigetta con tutto. Sono superstiziosa e quest’abitudine la porto sempre con me”.

Invece cosa ti spinge ad accettare un ruolo?

“Un ruolo mi deve mettere in difficoltà, è una cosa che mi piace molto fare ruoli lontani da me. Poi comunque in tutti i personaggi c’è qualcosa di Anna. Mi piacerebbe in futuro fare un qualcosa diverso e lontano da me, anche fisicamente e nel modo di camminare”.

Un’altra mamma che hai fatto è quella di “Una mamma imperfetta”, ormai qualche anno fa e ora la possiamo rivedere. Che ricordi hai?

“Si è su Raiplay ed è una web series che abbiamo fatto sette anni fa. Lì facevo una mamma imperfetta come tutte, anche perché da madre lo dico è bello sbagliare e che ogni tanto arriva tua figlia e ti dice che hai sbagliato. Non si nasce mamma. Quella era una mamma che si dimenticava la figlia e usciva in pigiama, però cercava anche di lavorare. È stata molto divertente e anche lì è capitato visto il numero di puntate e i tempi stretti, giravamo alle 6 di mattina e quindi spesso ci trovavamo ad improvvisare dopo essermi dimenticata delle battute. Abbiamo mantenuto certe cose perché venivano naturali”.

Anna Ferzetti - Meteoweek
Anna Ferzetti protagonista in Curon – Meteoweek (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

Questo è stato un anno intenso per te, anche la nomination al David di Donatello nonostante non sia arrivata la vittoria.

“Non fa niente non aver vinto i David, ero felice per Valeria Golino che stimo tantissimo. Il gruppo di attrici era straordinario ed è stata una grandissima soddisfazione. Quando mi dicono che sono un’attrice che entra in punta di piedi ne sono felice, sono anni che faccio questo lavoro e spero di farlo al meglio. Non si finisce mai di imparare e studiare. Una candidatura per il tuo lavoro è un riconoscimento, è una cosa positiva che ti spinge ad andare avanti e che sai fare il tuo lavoro. Quando sei piccolo hai mamma e papà che ti approvano, quando cresci questo arriva dal lavoro. Non finisce qui e bisogna sempre fare meglio”.

Si dice che dopo una nomination arrivino tante offerte tutte insieme, è stato così anche per te?

“Qualcosa sta arrivando, dovrei riprendere a breve ma ancora non lo dico per scaramanzia. Mi auguro che questa candidatura mi porti qualcosa, ma la verità è che non mi aspetto niente. Continuo a fare i provini e sono molto curiosa, questo me lo ha insegnato mio padre che fino all’ultimo ad 80 anni leggeva ed era curioso”.

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Te sei un’attrice teatrale, come vivi il grande momento di difficoltà con tanti teatri che hanno scelto comunque di non riaprire con le limitazioni e cancellare la stagione.

“C’è una difficoltà a teatro perché andrebbe rivista tutta la logistica della platea per tenere la distanza. Poi dipende dal numero di attori in scena, è difficile fare spettacoli con più di 3 attori. Bisogna più che altro riabituare le persone a chiudersi a teatro o in sala dopo tanto tempo al chiuso, magari preferiscono stare all’aperto. Spero che a breve questa situazione possa risolversi, sono una donna pratica che spesso vede il negativo stavolta voglio vedere il positivo. Noi attori siamo tanto uniti ed è importante rimanere così e sostenerci. C’è bisogno di un aiuto delle istituzioni, noi ci stiamo facendo sentire come categoria e continueremo a farci sentire”.