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Traffico rifiuti, arrestato per la terza volta in soli due anni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:25
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Nuova misura cautelare per il titolare di una ditta di Corteolona (Pavia): è la terza in soli due anni. E’ accusato di un maxi traffico di rifiuti

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Negli ultimi due anni era stato già arrestato per due volte, uno
in un’inchiesta su un traffico di rifiuti nata a seguito del maxi rogo di via Chisserini a Milano del 2018; l’altro in un’indagine dello stesso genere scaturita dall’incendio di capannoni a Corteolona (Pavia). Oggi per il titolare di una ditta di autotrasporti, M.A. è arrivata la terza misura cautelare (domiciliari) in pochi anni col blitz della Gdf di Legnano, coordinato dalla Dda milanese, che ha portato ad altri 13 arresti per un maxi traffico di rottami ferrosi.

“La merda è diventata miniera (…) è diventata oro”, diceva
Assanelli nel corso di alcune intercettazioni ascoltate dagli inquirenti e datate luglio 2018. E’ quanto emerso dalle carte
sul maxi traffico di rifiuti, che viaggiavano da Sud a Nord. Due
giorni fa gli erano stati revocati gli arresti e oggi su
ordinanza del gip Giusi Barbara è tornato ai domiciliari, terza
misura in meno di due anni. Nell’inchiesta del pm Bruna
Albertini, nella quale è emerso anche un grosso giro di fatture
false, i soldi venivano fatti rientrare dall’Est Europa con gli
‘spalloni’. Al centro dell’inchiesta la Sidafer srl di Vimodrone.

La suona inchiesta e l’incriminazione

Il nuovo filone di inchiesta è partito proprio da una verifica fiscale sulla Sidafer che è risultata “evasore totale” da quasi 10 anni. I  responsabili di questa società gestivano direttamente un centro di raccolta di rifiuti, in particolare rottami di ferro, e attraverso un vorticoso giro di altre società, in gran parte ‘cartiere’, è stato creato – come ricostruito da Ansa – un traffico illecito e allo stesso tempo una maxi frode fiscale.

Traffico illecito di rifiuti tra Roma e Latina- 27 arresti (Getty) - meteoweek.com
(Getty) – meteoweek.com

Ricostruito anche il modus operandi. Da un lato, i rifiuti venivano movimentati e venduti ma non tracciati e, dall’altro, le operazioni tra società si basavano sull’emissione di false fatture. E così il ‘nero’ arrivava, poi, con bonifici su conti in Croazia, Ungheria, Slovenia e Bosnia, luoghi di smistamento, e rientrava in Italia in contanti tramite ‘spalloni’, che riportavano il denaro in macchina, ma anche con viaggi in aereo (ci fu anche un controllo a Malpensa). Da qui pure l’accusa di autoriciclaggio.

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Un intercettato spiegava negli audio sbobinati. “Io un formulettario te lo devo fare… anche di poca roba”. Si riferiva alla falsificazione dei documenti sui rifiuti. E un altro parlava del riciclaggio: “Qualcuno sta lavando i soldi (…) li sta lavando quello che non li ha denunciati in Italia”. Tra gli immobili sequestrati nel blitz di oggi anche case ad Arzachena e San Teodoro, in Sardegna, a testimonianza di un giro illegale ampio e collaudato.