Usura, riciclaggio e acquisti immobiliari: i clan mafiosi mirano alla Toscana

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:33

La Toscana è considerata da sempre una terra molto appetibile.  La mafia sta cercando di rilevare attività e beni a prezzi stracciati e di impossessarsi di posti strategici per il controllo dei rifiuti e della manutenzione delle strade. 

Con la crisi post lockdowm le mafie tentano di rilevare attività e beni a prezzi stracciati, ampliando anche territori. Usura, riciclaggio, intermediazioni e acquisti immobiliari: così la situazione dell’espansione dei clan mafiosi presenta vere criticità. Ricorreva ieri il 28°anniversario della strage di via D’Amelio, la morte di Paolo Borsellino e della sua scorta, e Salvatore Calleri e Renato Scalia della Fondazione Caponnetto, intitolata al magistrato fiorentino che a Palermo guidò il pool antimafia dopo l’assassinio di Rocco Chinnici nel 1983, presentano il consueto report. Così, nonostante i ricordi siano ancora vividi, le mafia continua ad operare in molte zone cercando di controllare i settori pubblici, attraverso la corruzione.

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Mafia: infrastrutture e amministrazione del territorio

In evidenza le mire della ‘ndrangheta su lavori Tav di cui è stato scoperto un funzionario Anas corrotto e sul porto di Livorno, Piombino ed Isola d’Elba. “E quando un’organizzazione criminale usa un porto, in parte lo controlla” afferma il presidente della Fondazione Borsellino Salvatore Calleri. Ancora: a Firenze è finita in amministrazione giudiziaria un’azienda romana con membri di clan calabresi che si è aggiudicata un appalto triennale (30 milioni, rinnovabile) di manutenzione delle strade e della Fi-Pi-Li. Non mancano contrasti tra clan per impossessarsi del controllo sullo smaltimento rifiuti: intercettazioni choc con frasi tipo “che muoiano i bambini non m’importà”, suggeriscono l’entrata di camorristi all’interno delle strutture amministrative. Altre inchieste “hanno scoperto cartelli di imprese che usavano programmi per truccare le gare e permettere la rotazione delle ditte»ì”, afferma ancora il presidente. Ma davvero la Toscana rischia di essere divorata da cosche che fanno ciò che vogliono? Forse no, “ma si può definire terra di colonizzazione”. A Firenze e d’intorni, radicati gruppi riconducibili a famiglie di mafia siciliane, calabresi e campane sono già state scoperte e il giro è molto più ampio. Anche il capitolo mafie straniere non manca alla lista: “sull’asse Firenze-Prato la mafia cinese ha clan «forti e radicati” e “per i canali internazionali di riciclaggio si servono di un canale comune coi calabresi”, conclude Calleri.