Processo Open Arms, Salvini non si potrà più candidare? I possibili scenari

I rischi per Matteo Salvini dopo la decisione del Senato per l’autorizzazione a procedere sul caso Open Arms. Il leader della Lega non si potrà più candidare? Tutti gli scenari per il leader e per il Carroccio

Matteo Salvini – meteoweek.com

Matteo Salvini rischia di non potersi più candidare? Oltre alla possibile condanna, questo dettaglio non da poco continua a far discutere. In seguito alla decisione del Senato di votare a favore dell’autorizzazione a procedere sul caso Open Arms, infatti, si prospettano diversi scenari per l’ex ministro dell’Interno.

Va precisato che, nonostante il parere del Senato, non scatta automaticamente il processo nei confronti di Salvini. Il tribunale dei ministri dovrà occuparsi di trasmettere i documenti alla procura competente, in questo caso quella di Palermo, la quale a sua volta dovrà decidere se formalizzare il rinvio al giudizio tramite l’udienza preliminare. I tempi non sono ristrettissimi.

Nel caso in cui il tribunale del capoluogo siciliano dovesse dare parere favorevole nell’istituire il processo su Open Arms, il leader della Lega sarebbe giudicato sui reati di sequestro di persona e abuso di ufficio. E non sarebbe l’unico processo. Gli stessi capi di imputazione potrebbero riguardare anche il caso Gregoretti, per il quale il tribunale di Catania si pronuncerà il prossimo 3 ottobre.

Le conseguenze politiche in vista delle politiche del 2023

Per tali accuse i rischi che corre il segretario del Carroccio sarebbero sia dal punto di vista penale che, di conseguenza, dal punto di vista politico. In bilico ci sarebbe anche la posizione di senatore. Secondo l’articolo 605 del Codice penale, per il sequestro di persona è prevista una pena che va dai 6 mesi agli 8 anni di reclusione, la quale può essere estesa a 12 anni se riguarda dei minori. Inoltre, in caso di condanna definitiva superiore a due anni, Salvini potrebbe decadere dalla carica di senatore per effetto della legge Severino. Dati i tempi incerti dei due processi, che non sarebbero comunque brevi, ci sarebbe anche il rischio di non potersi candidare alle elezioni del 2023, termine naturale della legislatura in corso.

foto di repertorio

Secondo alcuni osservatori, la stessa leadership della Lega sarebbe in discussione in caso di mancata candidatura. Dal Carroccio, però, c’è l’appoggio pieno al leader: nessuno ha fatto mancare il proprio appoggio.

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La mossa di Salvini, dopo la votazione del Senato, tocca anche gli altri ministri del governo giallo-verde, tra cui Toninelli allora titolare del dicastero delle Infrastrutture, oltre al premier Giuseppe Conte. La linea difensiva del leghista, dunque, si basa sulla piena presa di posizione del governo intero e non solo di un ministro isolato, fattore questo che esporrebbe ad imbarazzi mediatici l’attuale premier.