Fabio Jakobsen in gravi condizioni, la rabbia dei colleghi: “Colpa delle transenne”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:08

Fabio Jakobsen è ancora ricoverato all’ospedale di Katowice a seguito dell’incidente avvenuto al Giro di Polonia. Ora gli atleti protestano: c’è bisogno di misure di sicurezza più dure ed efficienti. 

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L’incidente è avvenuto a Katowice, durante la prima tappa del Giro di Polonia. A cinquanta metri dal traguardo l’olandese Dylan Groenewegen avrebbe stretto contro le transenne Fabio Jakobsen, collega della Deceunink. L’impatto avrebbe provocato una caduta collettiva nella quale il 23enne Jakobsen avrebbe avuto la peggio, finendo in coma. Nel frattempo l’Unione ciclistica internazionale si scaglia contro l’atteggiamento di Groenewegen, dopo la squalifica ai suoi danni decretata dalla giuria di gara. “L’Uci considera inaccettabile il comportamento e ha immediatamente inviato la questione alla commissione disciplinare per richiedere l’imposizione di sanzioni commisurate alla gravità dei fatti”. Intanto arrivano anche le scuse del ciclista, che commenta su Twitter: “Non riesco a trovare le parole per far capire a tutti quanto sto soffrendo per Fabio e per tutti gli altri che sono caduti. Al momento la salute di Fabio è la cosa più importante. Sto pensando a lui costantemente”. Jakobsen si trova ora in gravi condizioni all’ospedale di Katowice. Sono cinque le ore di operazione a cui si è sottoposto per ridurre e arginare le fratture al volto. Oggi, invece, è avvenuto il tentativo di risveglio dal coma con lo scopo di valutare possibili danni cerebrali. Attorno al ciclista aleggia un moderato ottimismo da parte dell’équipe medica.

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Intanto molta è la rabbia per quanto avvenuto. A partire dal manager del team di Jakobsen, Patrick Lefevere, che pretende il “carcere per un gesto criminale”. Ma il rammarico non si ferma al ciclista che avrebbe causato la caduta collettiva e le gravi condizioni di Jakobsen. Al centro delle proteste ci finiscono anche gli organizzatori e la Federazione. Le transenne, urtate a circa 85 km/h, sono parse troppo instabili, troppo basse, troppo leggere, per esser poste in una gara che avrebbe visto quelle velocità. Ora, sia l’Unione Ciclistica sia l’organizzatore Czesław Lang sembrano ritirarsi in un silenzio stampa. A commentare sul tema sicurezza è anche Silvio Martinello, ex velocista e campione olimpico, che afferma, come riportato dal Corriere: “Al Giro d’Italia gli ultimi 500 metri del rettilineo d’arrivo sono messi in sicurezza con barriere di circa due metri, scomode per il pubblico ma molto più sicure per i corridori. In Polonia il disastro è stato causato dalle transenne, mal posizionate e probabilmente non agganciate tra loro, saltate come birilli: sono state la vera causa di quanto accaduto”. Fa eco anche l’australiano McEwan: “Da dieci anni chiediamo alla Federazione transenne che non flettano senza ricevere risposte. Se a Katowice le avessero messe, Fabio se la sarebbe cavata con qualche cerotto”. Infatti, sembrerebbe che la possibile negligenza degli organizzatori sui transennamenti sia stata concessa da una lacuna della Federazione stessa: il regolamento, a sorpresa, non prevederebbe regole precise su forma, struttura e materiale delle transenne.