Ustica, mantenuto il riserbo. Urso (Fratelli d’Italia) chiede verità e giustizia

Il vicepresidente del Copasir ha detto la sua, dopo la decisione presa dal colonnello Giovannone del Libano. È stato mantenuto il riserbo sulle stragi di Ustica e di Bologna, oltre che sull’assassinio di Aldo Moro.

adolfo urso ustica

La notizia è di quelle che sono destinate a fare discutere. È stato prolungato per altri otto anni il silenzio di Stato su alcune delle più efferate stragi avvenute nel nostro Paese. Tra queste spiccano quelle di Ustica e di Bologna, oltre che sul rapimento culminato nell’assassinio di Aldo Moro. Per quanto riguarda in particolare la strage avvenuta a largo dell’isola siciliana nel 1980, erano emersi alcuni dettagli importanti. Si è parlato di un dossier con alcuni avvertimenti giunti da Beirut, da parte del colonnello Stefano Giovannone.

Il colonnello era stato capocentro del Sismi nella capitale del Libano per nove anni, tra cui quel maledetto 1980. Secondo Giovannone, Fronte Popolare di Liberazione della Palestina poteva vendicarsi nei confronti dell’Italia. E uno degli obiettivi sarebbe stato centrato proprio a Ustica, con il velivolo dell’Itavia che è stato centrato in pieno. Di fatto si è trattata di quella grossa ritorsione che Giovannone aveva reso nota, attraverso una segnalazione giunta a Roma il 27 giugno di quell’anno. Ma c’è di più, perchè entra in scena la figura di Giuliana Cavazza.

Il presidente onorario del comitato “Verità per Ustica“, figlia di una delle vittime della strage, si era resa autrice di una lettera. A lei era stata indirizzata una missiva da Palazzo Chigi, in merito alla scomparsa dei giornalisti Italo Toni e Graziella De Palo. Si era parlato di un collegamento tra questi avvenimenti e le stragi che hanno colpito il nostro Paese 40 anni fa. Tanto che la Cavazza aveva richiesto l’interruzione del segreto di Stato. Una richiesta che è stata rispedita al mittente da Palazzo Chigi, proprio attraverso la lettera di cui sopra.

Quel che resta del velivolo Itavia – meteoweek.com

Si legge: “Rendere pubbliche le carte che portano la firma del colonnello Stefano Giovannone, capocentro del Sismi in Libano dal 1973 al 1982 che nei giorni prima della strage di Ustica del 27 giugno 1980 avvertiva il governo italiano degli imminenti pericoli che correva il nostro Paese soprattutto per mano del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, arrecherebbe un grave pregiudizio agli interessi della Repubblica“. Dunque non c’è la possibilità di arrivare a quei documenti che riguardano da vicino il colonnello Giovannone.

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A sostegno della Cavazza si erano schierati il senatore di Italia Viva Marattin e il presidente della commissione Moro, Giuseppe Fioroni. E dalla loro parte si è posto anche Adolfo Urso. Il vicepresidente Copasir ha scritto un tweet particolarmente accorato: “Bene Fioroni e Marattin. Verità e giustizia per l’Italia. Stupisce però il silenzio del Movimento Cinque Stelle che aveva fatto della rimozione di ogni segreto una battaglia storica. Che abbia venduto l’anima al segreto?“.