Boom di contagi in Europa: i motivi della ripresa del coronavirus

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:12

Perché sono tornati a crescere i contagi? Quanto ha inciso l’apertura delle frontiere tra Paesi con differenti livelli di circolazione del virus? Come vogliamo interpretare i dati sull’aumento dei casi?

Da un punto di vista strettamente tecnico non è corretto parlare di seconda ondata, perché di fatto la prima non si è mai conclusa: il lockdown ha drasticamente ridotto la circolazione del Sars-CoV-2, ma in nessun Paese europeo, Italia inclusa, si sono azzerati i casi. Il virus ha continuato a circolare, pur con manifestazioni diverse rispetto al periodo più duro a cavallo tra marzo e aprile, sviluppando numerosi focolai in tutta la penisola e non solo. Se per seconda ondata intendiamo invece una ripresa anche consistente della diffusione del contagio allora sì, alcuni Paesi europei sono alle prese con uno scenario di questo tipo. O meglio, lo sono alcune zone di alcuni Paesi. Per capire cosa stia davvero accadendo, ed individuare le cause della ripresa della Covid-19, occorre riportare un’analisi svolta da Il Sole 24 Ore.

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Le cause dell’aumento dei contagi

In linea di massima possiamo rivelare tre cause alla base della nuova circolazione del virus:

1- La riapertura delle frontiere e la circolazione delle persone. Per capire meglio la situazione possiamo ricorrere all’immagine dei vasi comunicanti. Abbiamo tanti contenitori collegati tra loro che sono i singoli Paesi e che avevamo portato a un livello diverso di riempimento (il contagio) chiudendo i collegamenti (le frontiere) e il rubinetto di alimentazione (lockdown con discesa delle nuove infezioni). Nei Paesi più virtuosi dove le misure di lockdown sono state attuate con maggiore attenzione, tra i quali l’Italia,il virus ha iniziato a scendere drasticamente ma la stessa cosa non è avvenuta nei Paesi che hanno adottato un atteggiamento meno rigoroso. Così le cose si sono rimescolate di nuovo.

2) La ripresa delle attività e l’allentamento delle misure di contenimento.  La ripresa delle attività produttive ha infatti generato un incremento di casi piuttosto limitato, sia in Italia che in tutti i principali Paesi europei, ma parallelamente ha dato vita ad alcuni focolai significativi in precisi settori, primo fra tutti il settore legato all’industria della macellazione. Per il resto non si è avuto un effetto di forte ripresa del contagio, o per lo meno non è la principale causa, che invece si temeva molto dopo il periodo di lockdown. Probabilmente perché in ambito lavorativo le misure di contenimento sono state rispettate con più attenzione. Insomma, più che la ripresa delle attività produttive pesano le vacanze: con un senso di ritorno alla normalità che purtroppo non potevamo e non possiamo permetterci.

3) La capacità di individuazione e tracciamento dei casi. Vale sicuramente per l’Italia, ma sulla base dei dati disponibili anche per i principali Paesi europei, come Francia e Germania. Siamo passati da una situazione nella quale si testavano soprattutto i soggetti sintomatici ad una situazione in cui invece ad essere testati sono anche molti altri. Questo allargamento della platea di soggetti testati, evidente se pensiamo che il numero di tamponi è rimasto quasi stabile rispetto al periodo marzo-maggio, consente oggi di individuare moltissimi soggetti asintomatici. Da inizio luglio questa categoria rappresenta, in Italia, circa il 50% dei nuovi positivi. Il dato si accompagna ovviamente a quello già citato dell’abbassamento dell’età media e mediana dei contagiati, che vede ora implicate fasce di popolazione meno sensibili all’aggressione del Sars-CoV-2.

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Covid-19: quanto ha influito il contatto con i Paesi esteri?

4) I casi importati dall’estero. Distinguiamo questa voce da quella iniziale, sull’apertura delle frontiere in generale, perché l’effetto al momento è molto diverso nei singoli Paesi. Germania e Spagna, come abbiamo visto, per ora non vivono un problema legato ai contagi importati, situazione che invece vive l’Italia per prima. In parte il fenomeno è legato all’arrivo dei migranti; ma come rileva l’ultimo Bollettino di sorveglianza dell’Iss su questa particolare voce pesano anche le categorie “italiani rientrati dall’estero” e “stranieri residenti in Italia rientrati dall’estero”, in particolare da Paesi dove il virus circola ancora in modo elevato. Anche in questo caso le vacanze sono state il principale problema per la trasmissione del virus.

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