Ippolito (direttore Spallanzani): “Resistiamo per sei mesi contro il Covid”

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Giuseppe Ippolito sostiene che i prossimi tre mesi saranno fondamentali per conoscere l’efficacia del vaccino. Nel complesso, il professore fa capire che ci saranno 24 settimane tra somministrazione, risultati e diffusione.

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Una nuova voce autorevole prova a dare una scadenza alla lotta contro il Covid-19. È quella di Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’ospedale Spallanzani di Roma. Tra i locali dell’istituto si sta lavorando in maniera incessante sul primo vaccino italiano contro il nuovo Coronavirus. È partita la sperimentazione di questo rimedio preventivo nei confronti del virus. Tanto che Ippolito ha ribadito l’importanza di questo lavoro, che servirà per anticipare i tempi sulla somministrazione del vaccino e per consentire ai nostri connazionali di lottare con un’arma in più.

Nei prossimi tre mesi inizieremo ad avere i dati sull’efficacia del vaccino che abbiamo iniziato a sperimentare – dichiara Ippolito – . Non si tratta di arrivare prima degli altri, ciò che importa è fare bene le cose. E avere un vaccino italiano per Sars-CoV-2 è importantissimo, non dipenderemo da altri Paesi“. Dunque, secondo il direttore scientifico dell’istituto Spallanzani, ci sono delle tappe ben precise da seguire. Le prossime 24 settimane saranno decisive, in quanto saranno quelle relative alla sperimentazione sul vaccino.

I volontari che hanno deciso di farsi iniettare il GRAd-COV-2 saranno in tutto novanta. Il vaccino è stato inventato e sviluppato dall’azienda di biotecnologia ReiThera, di Castel Romano. Questi volontari, come ribadisce Ippolito, “sono persone rispondenti a tutti i requisiti, si lavora in massima sicurezza, sono tutti in condizioni ottimali“. In seguito, il direttore ha parlato della fase 1, che a suo dire “servirà a capire la risposta: se sviluppano gli anticorpi, se sviluppano due tipi di immunità, cellulare e umorale“. Questo genere di valutazione verrà effettuato otto volte.

Successivamente – prosegue Ippolito – la fase 2 riguarderà più pazienti, per arrivare infine alla 3. Nel frattempo bisogna sviluppare un modello per la produzione“. Il professore ha fatto capire che non c’è alcuna fretta da parte del suo team, ma che anzi è necessario fare le cose per bene. Inoltre “avere un vaccino italiano sarebbe importantissimo, perché ci renderebbe autonomi“. A questo si aggiunga il fatto che “potrà anche essere utile avere più di un tipo di vaccino disponibile“. E poi, pressato dal collega del Messaggero autore dell’intervista, spende una data: “I vaccini su vasta scala potrebbero essercene nel primo trimestre 2021, ma dipende da come andranno le sperimentazioni“.

Sei mesi per lo sviluppo del vaccino – meteoweek.com

Ippolito ammette che ci sono alcuni vaccini, sviluppati in altre nazioni, che sono già alla fase 3. Tuttavia, secondo lui, “il vaccino migliore sarà quello che indurrà la migliore risposta immunitaria e più stabile“. E dalle sue parole emerge un aspetto fondamentale: “Non tutti i vaccini potrebbero avere la stessa funzione: alcuni potrebbero proteggerci dalla malattia grave, altri dall’infezione vera e propria“. Il direttore scientifico dello Spallanzani non si esprime sull’eventuale obbligatorietà del vaccino. Ma nel frattempo svela come ci si deve proteggere in attesa che questo arrivi sul mercato.

Abbiamo un sistema sanitario già più preparato rispetto a prima. Inoltre, speriamo di avere presto gli anticorpi monoclonali, che sono in fase di studio, una delle opzioni possibili prima del vaccino“. E poi: “Sfruttiamo la grande competenza dei medici italiani, l’esperienza che hanno maturato nell’affrontare la malattia. Dobbiamo però essere tutti molto attenti, riducendo al minimo i rischi di esposizione“. Ippolito sostiene la tesi espressa dal professor Mantovani, secondo il quale “le prove scientifiche sono l’unica cosa che conta e ci dicono che il virus esiste, circola, è tra noi, non è mutato“.

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Il direttore dell’istituto della Capitale aggiunge che tra qualche mese potrebbe esserci anche più di un vaccino. Tuttavia, bisogna aspettarne la sperimentazione per capirne i risultati e gli effetti. “Ci sono 36 vaccini in fase 1, altri in fase 2 e qualcuno in fase 3. Sicuramente alcuni potranno arrivare prima, senza competizione non c’è la scienza“, svela Ippolito. Il quale si intromette nella questione legata alla sicurezza dei vaccini: “Come dice anche l’articolo uscito su Science, non ci devono essere salti in avanti, tutto deve essere fatto al meglio, senza correre troppo. Ma la cosa più importante è non pensare che il virus se ne sia andato: sarebbe un errore fatale“.