Lo smart working del futuro: ecco vantaggi ed errori da evitare

Alle soglie di settembre, alla fine delle ferie estive ma in costante aumento dei contagi, è ancora necessario ripensare il lavoro, e soprattutto fare il punto su pro e contro dello smart working. E’ tanto più importante, quanto più resta viva una domanda: che volto assumerà lo smart working a settembre?

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(Foto di Valery Hache, da Getty Images)

Lo smart working ha consentito a molte aziende, in pieno lockdown, di continuare le attività lavorative nonostante la chiusura fisica delle sedi. Questa modalità di lavoro ha assunto diversi volti, laddove possibile, spesso integrata con una parziale presenza in sede. Ora i contagi tornano ad aumentare, e qua e là si predispone la temporanea chiusura di aziende nelle quali sono sorti focolai di coronavirus. Per questo è importante comprendere in maniera precisa i pro e i contro del lavoro a distanza, per garantirne una fruizione più adeguata in caso di necessità. In un primo momento, infatti, l’adozione dello smart working è risultata coatta e spesso improvvisa: il Cnel stima che prima del Covid erano circa 500mila i lavoratori da remoto; nelle settimane di isolamento, invece, si sarebbe arrivati a circa 8 milioni. Attualmente, secondo stime del ministero del Lavoro, circa il 50% dei lavoratori lavora ancora da remoto rispetto al picco raggiunto durante l’emergenza. Come sottolineato da Tiziano Treu, presidente del Cnel: “La pandemia ha cambiato radicalmente lavoro e organizzazione aziendale, nelle imprese come nelle Pa. Lo smart working è stato uno strumento molto utile durante l’emergenza, ora occorre renderlo strutturale. Il grande numero di contratti scaduti e la nuova stagione della contrattazione che si sta aprendo non può non tenerne conto”.


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A fare il punto della situazione, evidenziando pro e contro dello smart working, è il Sole 24 Ore, che cita i dati dell’Osservatorio Ey– Swg “New shape of working”. Stando a quanto riportato dall’indagine, 8 lavoratori su 10 affermerebbero di aver mantenuto uguali standard di produttività lavorando da casa, implementando le proprie competenze e mettendo in campo nuove energie positive. Queste energie positive, però, per circa la metà dei casi si sono riversate in forme di stress. Stando alle stime, il 48% dei lavoratori dichiara di essere esausto a causa del lavoro dall’inizio dell’emergenza; il 51% ha problemi legati al sonno; il 59% dichiara di essere affaticato; mentre il 57% di essere stressato. Poi una serie di problemi strutturali: la difficoltà a stabilire orari di lavoro precisi, che spesso sfocia nella difficoltà di staccare in maniera definita dal lavoro, la mancanza di mezzi necessari e, a volte, rallentamento nelle attività lavorative.


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Insomma, per una adeguata ripresa in smart working a settembre è necessario sciogliere diversi nodi. Dalla formazione a una migliore definizione degli orari di lavoro, fino all’esigenza di colmare un gap nato da diverse disponibilità economiche e posizioni sociali: sono queste le sfide che lo smart working del futuro dovrà superare. Intanto la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo rassicura al Sole 24 Ore: la revisione “della disciplina del lavoro agile, “va collegata all’interno di un più ampio e sistematico piano di incentivi e investimenti per facilitare la transizione tecnologica delle nostre imprese e del nostro tessuto produttivo”. Inoltre, vicino all’esigenza di schierare nuove regolamentazioni, sarà fondamentale mantenere lo spirito di comunità coeso, nonostante le distanze fisiche. Come spiegato da Mariano Corso, direttore dell’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano, in molti casi “sono venute spesso a mancare dinamiche di collaborazione e interazione cross-organizzativa che sono spesso implicite negli spazi degli uffici (macchinette del caffè, corridoi, mensa). Se prolungata questa situazione rischia di pregiudicare o per lo meno limitare molti processi di innovazione organizzativa e miglioramento continuo”.