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Lavoro e Covid: addio a 60mila posti tra Milano e provincia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:02
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Tra sospensioni e riduzioni di orario, si parla di 800 mila persone coinvolte nella sola città metropolitana. E’ il segno di una ripresa che non arriva, di una crisi economica nera. L’aumento della disoccupazione è stimato di cinque punti superiori, con una media del 10-11 per cento.

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A luglio un quarto dei 449 milioni di ore di cassa integrazione o assegni di solidarietà chiesti in Italia per l’emergenza Covid sono riferiti alla Lombardia, con 113 milioni di ore in un solo mese contro i 56 milioni del Veneto al secondo posto. Questi i numeri forniti dall’ultimo bollettino di luglio e agosto della Cgil e in contemporanea dall’Inps. Non sono più positive le stime della Afol metropolitana per i prossimi mesi sul mercato del lavoro: un aumento della disoccupazione stimato di cinque punti, che la porterà ad una media del 10-11 per cento. In questo modo si avranno 60-70 mila persone senza lavoro. “Molte imprese hanno prorogato la chiusura ben oltre la rimozione del divieto riferita alle rispettive attività e tutto questo ha avuto un impatto importante nei livelli occupazionali”, recita il report del sindacato. In pratica gli effetti del lockdown sono andati molto oltre rispetto alla fase iniziale e sicuramente i numeri ne sono la prova.

Per quanto riguarda la cassa integrazione ordinaria richiesta dall’inizio dell’anno ad oggi, molte delle richieste arrivano dal settore metalmeccanico (43%). Seguono l’edilizia e le costruzioni. Mentre per la cassa in deroga, il grosso è destinato al commercio al dettaglio e all’ingrosso, che insieme valgono il 40 per cento di tutte le domande per la cassa integrazione. Un altro 31 per cento è destinato ad artisti e a liberi professionisti del mondo dello spettacolo.


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Milano: il crollo del mercato del lavoro

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Il lockdown ha avuto e avrà ancora per molto degli effetti devastanti sulle aziende. I datori di lavoro che hanno comunicato almeno un avviamento nello scorso mese di marzo sono stati 12.908, contro i 19.420 dello stesso mese dell’anno scorso, generando una riduzione pari al 33,5 per cento. Nel bimestre marzo-aprile gli assunti sull’area metropolitana erano stati 98 mila, mentre nei due mesi di blocco a 44 mila, – 55 per cento. Dato che “consegna l’immagine di un territorio segnato da pesanti ripercussioni a carico di comparti che, più di altri, hanno rappresentato i punti di forza e di fragilità del tessuto produttivo milanese”. Per quanto riguarda i settori, invece: “Attività sportive e di divertimento”, – 88 per cento. “Attività creative, artistiche e intrattenimento”, – 87 per cento. “Ristorazione”, – 84 per cento. Meno perdite invece per quanto riguarda la produzione software, consulenza informatica”, – 37 per cento; “fabbricazione prodotti e preparati farmaceutici”, – 15 per cento di assunzioni. L’unico settore che non risentirà e che non ha risentito di questa scesa sarà quello sanitario, che si attesta al +1,7 per cento. Il documento della Camera del lavoro, riporta infatti testuali sulla situazione lavorativa odierna: “attraversa i settori l’impatto generazionale, che ha fatto pagare il conto più pesante alle attività dove l‘occupazione giovanile è più diffusa, determinando un ulteriore elemento di fragilità”.