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Pamela Mastropietro, Oseghale a processo: il drammatico racconto della morte

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:37
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Innocent Oseghale, a processo per l’omicidio di Pamela Mastropietro, si professa innocente e racconta cosa le sarebbe successo davvero.

Pamela Mastropietro, Oseghale a processo: il drammatico racconto della morte
Pamela Mastropietro, Oseghale a processo: il drammatico racconto della morte – meteoweek

Non esiste un dramma peggiore del dover salutare qualcuno che abbia amato, senza sapere quali siano state le ragioni che ce lo hanno portato via. Questo inspiegabile dolore è quello che sta sconvolgendo la vita delle persone che erano vicine a Pamela Mastropietro, la ragazza uccisa il 29 gennaio 2018 a Macerata. A processo per il suo omicidio Innocent Oseghale che continua a professarsi innocente e che sostiene di essere colpevole solo di aver cercato di occultare il cadavere. Di questa storia, del dolore che ha provocato e dell’impatto che avrà sulla nostra società c’è ancora molto da dire: qui un sunto di ciò che è accaduto e sta succedendo proprio in questo momento.

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Pamela Mastropietro: come è morta? La storia del delitto
Pamela Mastropietro: come è morta? La storia del delitto – meteoweek

Chi era Pamela Mastropietro?

Pamela Mastropietro era una ragazza nata a Roma il 23 agosto del 1999. Soffriva di un disturbo, diagnosticato, di personalità borderline che la rese dipendente dalla droga da giovanissima. I genitori ne erano al corrente, tanto che il 29 gennaio 2017, all’età di 18 anni, si trasferì nella comunità di recupero per tossicodipendenza a Corridonia.

Un giorno la ragazza, che si era lasciata con un uomo rumeno che l’aveva introdotta nell’ambiente della droga (secondo quanto dichiarato dalla madre), fuggì volontariamente dalla comunità, cercando stupefacenti nei giardini Diaz, un luogo di Macerata di ritrovo per tossicodipendenti; e incappando in quello che oggi a tutti gli effetti viene considerato il suo assassino, Innocent Oseghale.

Innocent Oseghale, a processo per l’omicidio della giovane romana – meteoweek

Pamela Mastropietro: come è morta? La storia del delitto

Secondo quanto poi è stato riferito dall’imputato, Innocent avrebbe incontrato Pamela all’indomani dalla fuga. Pamela stava cercando la droga. Da Corridonia, infatti, la ragazza si era fatta portare alla stazione di Piediripa da un uomo di Mogliano, per poi passare la notte in compagnia di un tassista e approdare il giorno dopo, ai giardini di via Diaz. Sia il primo che il secondo uomo vengono accusati di violenza sessuale per aver approfittato delle condizioni di evidente difficoltà della ragazza. Entrambi andranno a giudizio. Dopo aver incontrato Oseghale i due si sarebbero spostati a casa sua, dove la giovane troverà la morte.

Secondo la ricostruzione di Oseghale Pamela sarebbe morta per overdose dopo aver assunto una dose di eroina, secondo quella dell’accusa, invece, Pamela sarebbe stata attirata nella casa di Oseghale in via Spalato e dopo aver ottenuto la dose che cercava, sarebbe stata trattenuta con la forza, abusata e colpita con una coltellata che le costerà la vita. Dopodiché, come dimostra l’autopsia, sarebbe iniziato il processo di smembramento del corpo, con tanto di lavaggio in candeggina per eliminare ogni residuo organico. Il dna però resiste e permetterà l’identificazione del nigeriano.

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Il ritrovamento del corpo di Pamela

Il 31 gennaio 2018 un passante denunciò la presenza di due valigie abbandonate in un piccolo fossato non lontano dal cancello di una villetta in Via dell’Industria, tra Casette Verdini e Pollenza, a pochi chilometri da Macerata. All’interno fu trovato il corpo della ragazza mutilato e abbandonato. Partendo dal dna si è risaliti al colpevole, a casa del quale sono stati rivenuti i vestiti macchiati di sangue di Pamela.

L’uomo è stata subito arrestato e insieme a lui Desmond Lucky e Lucky Awelima. Soltanto il Il 7 giugno 2018 il magistrato di Macerata, Giovanni Maria Manzoni, revocò agli altri due nigeriani la custodia in carcere, rimasero poi in prigione per spaccio di eroina.

Oseghale si è dichiarato innocente, colpevole solo di aver smembrato e occultato il cadavere – meteoweek

Il processo di Oseghale

Il processo a Oseghale con rito ordinario è iniziato il 13 febbraio 2019, dopo un anno di indagini. Le accuse contestate sono omicidio e violenza sessuale aggravati dall’aver agito contro una vittima in condizioni di inferiorità psichica o fisica, infine, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere.

Oggi, 16 settembre, si è tenuta una nuova udienza ad Ancona, in cui l’imputato ha dichiarato: “Voglio pagare per quello che ho fatto, ma non l’ho uccisa”. Quando il condannato in primo grado all’ergastolo e a 18 mesi di isolamento diurno con le accuse di aver violentato, ucciso e fatto a pezzi la 18enne romana è entrato questa mattina in Aula della Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Ancona, dove si è svolta la prima udienza, la mamma della vittima, Alessandra Verni, ha detto: “Mi auguro che la prossima volta, quando farà queste annunciate dichiarazioni spontanee, Innocent Oseghale si decida a dire la verità e chi era con lui”.

Intanto è stata respinta dalla Corte la richiesta della difesa di Oseghale di mostrare le immagini delle lesioni sul corpo della vittima per evidenziare la loro versione dei fatti, diversa dalla mortalità delle coltellate inferte. “Il materiale è ampiamente sufficiente – ha replicato il presidente Giovanni Trerè non accogliendo la richiesta di far presenziare un consulente, considerata l’esigenza primaria di tutelare la vittima, specialmente perché il processo è pubblico – ha aggiunto il giudice mentre Alessandra Verni, mamma di Pamela, non ha mai smesso di piangere – La riproduzione delle immagini sarà fatta solo se strettamente necessaria”.

L’udienza è rimandata al prossimo mese, momento in cui si spera si potrà ricostruire con precisione quanto accaduto alla giovane romana. I giudici di primo grado hanno riconosciuto la piena responsabilità di Oseghale per tutti i reati contestati, definendo la sua azione di “freddezza disumana”. I famigliari di Pamela, assistiti dall’avvocato Marco Valerio Verni, sottoscrivono questa ricostruzione sostenendo che Oseghale non avrebbe agito da solo.