Pensioni, ipotesi doppia uscita. Ma quanto costano agli italiani?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:26

Si valutano due eventualità per le pensioni: 64 anni di età con almeno 37 di contributi, oppure 62 anni di età per i lavori gravosi. Nel 2020, il bilancio di previsione Inps parla di una spesa di 279 miliardi di euro.

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Inps effettua il primo calcolo sulla spesa pensionistica – meteoweek.com

Prosegue la marcia da parte del Governo e dei sindacati verso la riforma delle pensioni. Venerdì 25 settembre ci sarà il tanto atteso incontro per gettare le basi verso il nuovo assetto previdenziale. Questo entrerà in vigore il 1° gennaio del 2022, dopo che terminerà la sperimentazione triennale dei pensionamenti anticipati, voluto dal primo Governo Conte. Ovviamente ci sono delle tempistiche e soprattutto delle priorità da rispettare in questo viaggio. In primis il completamento della legge di bilancio, che a propria volta presenterà un capitolo dedicato proprio alle pensioni.

Inoltre non bisogna dimenticare che il Governo sta lavorando per mettere a punto il tanto atteso Recovery Plan. Ci sono ben 209 miliardi che dovranno trovare una destinazione entro pochi giorni per contribuire alla ripresa del Paese. Ecco allora spiegati i motivi del doppio rinvio dell’incontro tra gli esponenti dell’esecutivo e quelli delle sigle sindacali. Ma nel frattempo sembrano essere già state trovate le opzioni da mettere sul tavolo, in vista dell’incontro in programma. Si parla addirittura di una doppia opzione per riformare le pensioni in Italia.

La prima riguarda la possibilità di mandare in pensione persone di non meno di 63 anni di età. Per loro sarà necessario aver accumulato 37 o 38 anni di contributi. È prevista in tal senso una penalità legata al metodo di calcolo contributivo, per ogni anno di anticipo rispetto alla soglia dei 67 anni di età. La seconda opzione riguarda gli operatori dei cosiddetti lavori gravosi o comunque usuranti. Per loro ci sarà la possibilità di andare in pensione già a 62 o 63 anni, con un periodo contributivo di 36 o 37 anni. Per loro non sono previste grosse penalizzazioni.

Sarà possibile per questa categoria di lavoratori, infatti, sfruttare il canale alternativo dell’Ape sociale. Questa particolare struttura verrà potenziata per consentire una migliore gestione. Dall’altra parte, però, c’è la posizione piuttosto ferrea delle sigle sindacali. La priorità per loro è quella di garantire l’uscita dal lavoro e l’entrata in pensione non appena vengono maturati 41 anni di contribuzione. Tuttavia, la giornata di venerdì porterà a un inevitabile avvicinamento tra le parti in causa. Anche perchè c’è da mettere nero su bianco sulla nuova riforma sulle pensioni.

 

Quanto costano le pensioni in Italia?

Nel frattempo, vengono fatti i primi calcoli sui costi delle pensioni nel nostro Paese. Un primo dato arriva dal bilancio di previsione dell’Inps, che si allinea alle stime fatte dal Def dello scorso mese di aprile. Si parla di una spesa pensionistica complessiva che, per il solo 2020, ammonta a oltre 279 miliardi di euro. In questo caso si assiste a un lieve aumento, del 2,1%, rispetto alla spesa previdenziale effettuata lo scorso anno. Nello specifico, nel 2020 l’Italia ha speso 5,7 miliardi di euro in più per le pensioni.

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Nell’anno in corso verranno liquidate 893.490 nuove pensioni di fronte a ben 834.308 che invece verranno eliminate. Ovviamente a farla da padrone su questo dato, in particolare il secondo, è il tasso di mortalità per Covid-19 molto alto tra gli anziani. Un altro dato significativo è quello relativo alle pensioni liquidate per i soggetti sotto la soglia prevista, ovvero i 67 anni di età. Queste ammontano al 13% del totale delle prestazioni previdenziali totali. Il tutto per una spesa complessiva che sfiora la quota dei 43 miliardi di euro.