Regionali e referendum, cosa potrebbe cambiare a Palazzo Chigi?

I risultati delle elezioni regionali potrebbero influenzare gli equilibri di Governo, anche in virtù delle sconfitte subite dal Movimento 5 Stelle. Intanto Conte ribadisce: “Durerò fino al 2023”.

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(Foto di Ludovic Marin, da Getty Images)

I risultati delle elezioni regionali hanno lasciato emergere di un nuovo equilibrio di consensi, seppur appunto regionale, che potrebbe ripercuotersi anche in ambito nazionale. Il premier Conte allora innanzitutto ribadisce l’importanza del risultato ottenuto al referendum, voluto dal Movimento 5 Stelle, sul taglio dei parlamentari. Per quanto riguarda le dinamiche di maggioranza, è sicuramente una vittoria di cui prendere atto, ma che è controbilanciata dai risultati delle votazioni regionali, a sfavore del M5s. E’ molto probabile che, in primis, sarà il Pd a voler battere cassa, ad esempio rivendicando Mes e modifica dei decreti Sicurezza. Intanto il Movimento 5 Stelle si ritroverà ad affrontare un effetto boomerang della riforma costituzionale che rischia di destabilizzare ulteriormente i grillini: il taglio dei parlamentari, unito a un abbassamento del gradimento, potrebbe comportare un netto ridimensionamento della presenza grillina in Parlamento nella prossima legislatura. Resta dunque un panorama tutto singolare quello italiano: da un lato un’opposizione che conquista consensi, dall’altro l’impossibilità di andare al voto ora, e la necessità di portare avanti con più vigore lotte di parte all’interno della maggioranza di Governo in virtù dei nuovi risultati regionali.


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Soprattutto perché ora il M5S, nel poco tempo che gli rimane, dovrà cercare di riconquistare la fiducia degli elettori. Sul senso dei risultati delle votazioni regionali, l’europarlamentare Ignazio Corrao ha pochi dubbi: “Elezioni regionali? E’ inutile girarci attorno, è una disfatta per il M5s. Ha sicuramente retto la coalizione di governo, ma non può essere considerato un esito positivo per il Movimento. Sia in coalizione, sia da soli, i risultati del M5s sono stati tutti peggiori rispetto a quelli di 5 anni fa. Questo apre al nostro interno la necessità di un Congresso immediato e partecipato”, dice al Fatto Quotidiano. Poi ancora: “Sono abbastanza sicuro di poter dire che nessuno nel M5s sia contrario al governo, tanto più in un momento delicato come questo. In realtà, abbiamo un problema di forza e di identità del M5s, perché all’interno della coalizione di governo chi ne esce massacrato è il Movimento. Qualcuno ha gestito male questa cosa e io non mi sento di dire che la responsabilità sia di Crimi. E’ troppo semplicistico”.