Aumento stipendio Tridico, Di Maio e Conte sapevano: “C’è loro firma su carte”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:07

Aumento stipendio Tridico, Di Maio e Conte sapevano: “C’è loro firma su carte”. Di Maio sarebbe stato a conoscenza della decisione

Conte e Di Maio

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio chiede trasparenza prendendo ufficialmente le distanze dal presidente dell’Inps Pasquale Tridico, il cui aumento di stipendio ha scatenato un mare di polemiche nei giorni scorsi. Aumento di stipendio stabilito l’estate scorsa, nel mezzo di disastro bonus, reddito di cittadinanza e casse integrazione non pagate dall’Inps. Secondo quanto riporta Repubblica, Di Maio avrebbe invece saputo della decisione. Anzi, l’avrebbe avallata proprio lui nel periodo in cui era vicepremier, ministro del Lavoro e capo politico del Movimento.

Dal punto di vista politico, si sa, Di Maio è stato grande estimatore di Tridico, al punto da indicarlo come possibile ministro del Lavoro in un governo solo 5Stelle, prima delle elezioni del 2018 e anche quando nacque l’alleanza con la Lega, indicandolo come presidente Inps. Ora secondo  Repubblica, che sabato ha lanciato la bomba sul presidente Inps, “gli stipendi di oggi dei vertici di Inps, ma anche di Inail, sono frutto di un patto Lega-M5S siglato con l’altro vicepremier Matteo Salvini e avallato dal premier Conte“.

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Ergo il suddetto aumento di stipendio sarebbe stato stabilito dalla “legge istitutiva di Reddito di cittadinanza e Quota 100, la 26 del 2019 che prevede che le retribuzioni siano fissate con decreto del ministro del Lavoro“. Secondo una nota “dell’allora capogabinetto di Di Maio, Vito Cozzoli, datata 12 giugno 2019″ vengono già citate cifre, ossia: “150mila euro al presidente, 100mila euro al vicepresidente e 23mila euro ai tre consiglieri dei due consigli di amministrazione ancora da nominare“.

Sempre Repubblica precisa che “la nota era indirizzata alla Direzione generale per le politiche previdenziali dello stesso ministero del Lavoro e per conoscenza al premier, al ministro del Tesoro Giovanni Tria e al Ragioniere dello Stato Biagio Mazzotta  e si chiedeva una ‘valutazione definitiva di congruenza degli importi’ ai fini ‘della predisposizione del decreto del ministero del Lavoro’ che doveva ratificare le cifre“.

Si tratta di una disposizione che chiaramente non poteva prevedere che tale aumento sarebbe giunto proprio nel pieno del caos Covid, con un Paese fortemente provato. Ecco le ragioni delle critiche di Salvini e dell’opposizione, mentre l’imbarazzo di Di Maio e del premier Conte, che cadono dalle nuvole, non sarebbe invece giustificato.