Nuovo Dpcm, iniziano le proteste: uomo incatenato alla sua palestra

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:22

Covid: titolare palestra si incatena, “Chiudo per ignoranza” e racconta la sua protesta non violenta contro il governo.

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Vincenzo Di Rado a 49 anni e prima di oggi non aveva mai pensato di incatenarsi alla sua attività. Aveva avuto per il futuro incerto, per la sua attività che divide con la moglie, per la sua dignità di lavoratore ma non aveva mai protestato. Dopo la firma del nuovo Dpcm di Conte che impone la chiusura di palestre e piscine si è incatenato alla sua attività Sport e Fitness a Castel Frentano (Chieti): “Chiuso per ignoranza. Basta”. Poche parole per un cartello che l’abitante di Lanciano si è appeso al petto. La stessa palestra, che gestisce unitamente alla moglie istruttrice, l’uomo l’ha tenuta aperta a Lanciano per lungo tempo, ma negli anni scorsi l’ha trasferita nella confinante Castel Frentano. Di Rado è uno dei più noti sportivi di Lanciano e in oltre 25 anni di attività ha anche svolto atletica e allentato diverse società di calcio. L’uomo, però è esausto non riesce più a sostenere la situazione.

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La sua provocazione è stata accolta da tutti gli altri proprietari di palestre e centri sportivi di Lanciano e comuni limitrofi che si ritroveranno a manifestare giovedì mattina, alle 11, in piazza Plebiscito a Lanciano. Anche gli abitanti del luogo e clienti delle attività protesteranno. Vincenzo ha raccontato: “E’ una protesta pacifica e civile, che non appartiene solo a gruppi violenti, contro la scelta del Governo. Dopo il diploma Isef lavoro da decenni nello sport e ora ho deciso di reagire. Il nostro settore non è meno importante di altri. È sbagliato quello che hanno stabilito, visto che abbiamo speso tanto per adeguarci alle norme. Una presa in giro. Bisognava fare più prevenzione nella seconda fase. La gente circola e si contagia, però pagano sempre le stesse categorie. O ci si ferma tutti o nessuno“.

Il semi-lockdown non è piaciuto a molti che non hanno accettato la scelta del governo. Da giorni anche ristoratori e artisti si stanno organizzando per manifestare contro questa nuova decisione del governo che vede i mezzi pubblici affollati e le attività chiuse.

Sarà di 10 miliardi la perdita di vendite per l’intera filiera agroalimentare che tiene conto della chiusura anticipata dei ristoranti alle 18 fino al 24 novembre, come prescritto dal nuovo Dpcm.

A stimarne l’impatto è Filiera Italia, la Fondazione che raggruppa molti attori di primo piano dell’agroalimentare italiano, definendo la misura «un colpo di mannaia per uno dei settori trainanti del Paese che si accompagna al crollo verticale di alcuni comparti». Non sono i soli, il Coni continua a erogare aiuti alle Associazioni ma quanto potrà reggere questa situazione? Quanto potremo ancora sopportare l’incertezza, la paura, la soffocante mancanza di libertà?