Covid, arriva l’autodiagnosi: tra 2 settimane primi test fai da te

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:30

Covid, arriva l’autodiagnosi: tra 2 settimane primi test fai da te. Lo ha annunciato il dottor Roberto Rigoli

Covid, arriva l’autodiagnosi: tra 2 settimane primi test fai da te

Il dottor Roberto Rigoli, direttore Unità complessa di Microbiologia e Virologia di Treviso, ha annunciato che “tempo 15-20 giorni e avremo i primi test in auto-somministrazione: questo ci cambierà la vita“. Si tratta di test rapidi che è possibile fare direttamente da sé per scoprire se si ha o meno il Covid.

Ieri, in merito al  tema contagi, il governatore del Veneto Luca Zaia ha chiarito:”Il mio è stato un grido d’allarme. È ovvio che noi crediamo nel contact tracing, in modo da poter individuare anche gli asintomatici, per evitare che possano diventare dei super-diffusori. Ma se non arriva un aiuto dal territorio, saremo costretti a limitarci alle persone con sintomi e ai loro contatti stretti, perdendo per strada gli altri“.

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Ecco perché Stefano Bonaccini, alla guida della Conferenza delle Regioni, ha chiesto al ministro della Salute Roberto Speranza di “riorganizzare le attività di tracciamento e screening individuando specifiche priorità di intervento tempestivo” facendo sì che medici di base “effettuino tamponi rapidi antigenici e garantiscano la presa in carico dei loro pazienti nel periodo di isolamento in caso di positività“.

Covid, Rigoli: ecco come i test cambieranno le cose

Roberto Rigoli

Se questo avvenisse, per il Veneto sarebbe possibile suddividere la mole di lavoro con i medici di base. Rigoli puntualizza che ovviamente “i colleghi di medicina generale dovranno essere messi in condizione di svolgere questa operazione in maniera sicura e semplice, quindi occorrerà dotarli dei necessari dispositivi di protezione individuale e bisognerà evitare di complicare le procedure, perché ci rendiamo conto dell’impegno che ricadrà sulle loro spalle. Al giorno siamo passati dai 2.000-3.000 tamponi molecolari di marzo, ai 10.000-11.000 di adesso, che con i test rapidi arrivano a 30.000: una quantità elevatissima“.

Tuttavia di tutta questa mole di lavoro, solo una parte va nei laboratori per la conferma del test. “In caso di positività del test antigenico, dobbiamo fare la cosiddetta verifica in doppio a livello molecolare, il che attualmente avviene per il 10% dei pazienti. Sempre sperando che il dato resti questo, visto che invece in Lombardia siamo al 16%. Va comunque detto che in questo momento l’istituto Spallanzani di Roma sta prendendo in considerazione la possibilità, in caso di positività, di tenere il test rapido come unica risposta senza la necessità di fare un approfondimento, in modo che il soggetto possa iniziare subito la quarantena di 10 giorni. Questa sarebbe un’ulteriore svolta, dopo che abbiamo già conquistato la possibilità di evitare i due pesanti tamponi rinofaringei”. 

C’è però da ricordare che ogni positivo produce in media circa 20 contatti da rintracciare. “Questo  indubbiamente determina un notevole impegno per i nostri colleghi dei Servizi di igiene e sanità pubblica. Perciò abbiamo grandi aspettative nei confronti dei test che a breve sarà possibile farsi direttamente a casa“. Secondo Rigoli per ciò che concerne l’arrivo dei test fai da te “potrebbe trattarsi di 15-20 giorni. I produttori più avanti sono ancora una volta i coreani: hanno delle capacità produttive molto elevate e sono in grado di fare le modifiche richieste durante la sperimentazione in maniera molto veloce” . Questa cosa potrebbe cambiare la vita degli staff medici ma anche dei cittadini: “Avranno la libertà di sapere se sono o no positivi, direttamente a casa loro, con la stessa facilità del test di gravidanza e con un costo veramente contenuto. Parliamo di prodotti che in farmacia saranno venduti a 2 o 3 euro“.