Arresti ex Aspi: barriere fonoassorbenti non vennero sostituite per risparmiare

Sei arresti questa mattina nell’ex Aspi per il crollo del Ponte Morandi: le barriere fonoassorbenti non vennero sostituite per far risparmiare l’azienda. A renderlo noto il Gip, nell’ordinanza relativa alle misure restrittive.

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Giovanni Castellucci – foto via AGI – Aspi, barriere non sostituite

Secondo quanto si apprende, nella giornata di oggi il Tribunale di Genova ha firmato su richiesta della Procura un’ordinanza di carcerazione nei confronti di Giovanni Castellucci e di altri cinque dirigenti di Autostrade per l’Italia, a seguito dei risvolti relativi all’inchiesta sul crollo del Ponte Morandi. L’episodio, verificatosi il 14 agosto 2018 e che ha causato la morte di ben 43 persone, sarebbe da imputare al malfunzionamento delle “barriere fonoassorbenti che non vennero cambiate” da Apsi durante le normali procedure di manutenzione – e questo “per evitare le ingenti spese che avrebbe comportato” all’azienda.

Tali note si leggerebbero nell’ordinanza del gip che ha disposto gli arresti domiciliari per Castellucci, Donferri e Berti, così come le altre tre interdizioni di attuali dirigenti di Autostrade. Il cavalcavia presentava, sempre secondo il documento, diversi errori di progetto che mettevano in pericolo la sicurezza degli automobilisti e dei quali tutti erano a conoscenza.

I dirigenti erano a conoscenza delle barriere e dei difetti progettuali

Con i provvedimenti emessi dalla Procura, l’ex ad di Aspi, Giovanni Castellucci, è finito agli arresti domiciliari insieme ad altri due ex top manager. A tre dirigenti ancora in carica sono state invece notificate delle misure interdittive. Tutti, però, vengono accusati di attentato alla sicurezza dei trasporti così come del reato di frode in pubbliche forniture. Secondo quanto si apprende dall’AGI, la criticità riscontrata nelle indagini – che ha visto l’analisi della documentazione informatica e cartacea acquisita durante l’inchiesta – e legata al crollo del Ponte Morandi, riguarderebbe le barriere fonoassorbenti (modello Integautos) montate sulla rete autostradale.

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il Ponte Morandi – foto di archivio – Aspi, barriere non sostituite

Tali barriere non sarebbero state cambiate volontariamente da Aspi nonostante la necessità, tanto che persino i dirigenti avevano “la consapevolezza della difettosità delle barriere e del potenziale pericolo per la sicurezza stradale, con rischio cedimento nelle giornate di forte vento (fatti peraltro realmente avvenuti nel corso del 2016 e 2017 sulla rete autostradale genovese)”. E ancora, si legge nell’ordinanza del gip, i top manager erano tutti a conoscenza dei “difetti progettuali e di sottostima dell’azione del vento, nonché dell’utilizzo di alcuni materiali per l’ancoraggio a terra non conformi alle certificazioni europee e scarsamente performanti”.


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Sarebbe stata altresì “riscontrata la volontà di non procedere a lavori di sostituzione e messa in sicurezza adeguati, eludendo tale obbligo con alcuni accorgimenti temporanei non idonei e non risolutivi”. Infine, si legge del documento la contestata “frode nei confronti dello Stato” da parte degli indagati, “per non aver adeguato la rete da un punto di vista acustico (così come previsto dalla Convenzione tra Autostrade e lo Stato) e di gestione in sicurezza della stessa, occultando l’inidoneità e pericolosità delle barriere, senza alcuna comunicazione – obbligatoria – all’organo di vigilanza (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti)”.


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Barriere sbragate e incollate con il Vinavil

Sempre secondo quanto emerge dall’ordinanza del gip, la resina usata per sistamare “a risparmio” le barriere fonoassorbenti non avrebbe avuto il marchio CE. Per tamponare una situazione del genere, allora, alcune strutture sarebbero state “incollate con il Vinavil” (per ammissione di uno degli indagati intercettati dalle autorità), mentre altre in condizioni peggiori si sarebbero del tutto “sbragate“.

Sempre secondo quanto emerge dall’inchiesta, sarebbe stato Donferri ad imporre prevalentemente la strategia atta a “mettere una pezza” all’errata progettazione delle strutture, così da permettere all’azienda di ottenere un forte risparmio a fronte dei 140 milioni di euro previsti dal progetto. Tramite intercettazione, Donferri avrebbe chiesto a un suo interlocutore: “Quante sono le ribaltine scese, e quanti i Comuni che hanno rotto il c…? Solo Rapallo ha rotto il c…“. E, ridendo, avrebbe infine sottolineato: “Gliele abbiamo ritirate su e ci siamo inventati il criterio della manutenzione…”.