Covid, garanti detenuti a Parlamento: ridurre numero detenuti nelle carceri

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:24

Covid, garanti detenuti a Parlamento: ridurre numero detenuti nelle carceri. A causa dell’elevato rischio diffusione virus

Carcere-GettyImages

Mentre si valutano gli emendamenti per convertire in legge il decreto Ristori, i Garanti territoriali dei detenuti chiedono al Parlamento di alleggerire le carceri, adottando “tutte le misure opportune, per poter giungere a una significativa riduzione del numero delle presenze dei detenuti negli istituti di pena, a partire da quelle già indicate dal Garante nazionale, applicando in modo estensivo e razionale le stesse previsioni previste dal decreto, senza sacrificio della sicurezza sociale, nell’auspicio che le stesse possano andare a beneficio anche dei soggetti più deboli (psichicamente fragili, tossicodipendenti, alcoldipendenti, senza fissa dimora)”.

Nell’appello, i garanti chiedono “che la configurazione di queste misure sia tale da facilitare lo scrutinio da parte dei magistrati di sorveglianza, i cui uffici peraltro sono significativamente in sofferenza, e da parte delle procure. Riteniamo pienamente condivisibile e dunque auspichiamo che possa essere accolta anche la proposta di prevedere una liberazione anticipata speciale e la sospensione dell’emissione dell’ordine di esecuzione delle pene detentive fino al 31 dicembre 2021“.

Garanti a Parlamento: carcere è realtà ad alto rischio diffusione Covid

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Nell’appello, i Garanti sottolineano come “il carcere sia una realtà in cui il rischio della diffusione del Covid-19 è molto alto: il fisiologico assembramento di un numero considerevole di persone in uno spazio angusto non permette, infatti, di rispettare le regole minime di distanziamento fisico e di igiene funzionali alla prevenzione del virus. La patologica situazione di sovraffollamento che caratterizza le nostre carceri contribuisce inoltre fatalmente ad accrescere il rischio di diffusione del contagio“.

Il contagio all’interno degli istituti riflette in questi ultimi tempi, purtroppo, in maniera amplificata il trend in crescita registrato anche nelle nostre città. In pochi giorni personale e detenuti positivi si sono rapidamente moltiplicati, superando di gran lunga i casi registrati nella primavera scorsa“, spiegano i Garanti sostenendo anche che “dagli ultimi rilevamenti, al 13 novembre, emergono più di 600 positivi tra la popolazione detenuta e più di 800 tra gli operatori del settore penitenziario, di cui la maggior parte afferente alla polizia penitenziaria. Una significativa riduzione delle presenze in carcere contribuirebbe ad affrontare nel migliore dei modi la gestione sanitaria interna della prevenzione e dei focolai, favorendo migliori condizioni lavorative per gli operatori penitenziari e permettendo, ove possibile, la prosecuzione in condizioni di sicurezza, delle attività lavorative e formative, di istruzione, culturali o sportive. L’auspicio è quello di non dover tornare a quella chiusura generalizzata delle attività trattamentali imposta in primavera. Devono inoltre essere assicurate alla generalità dei detenuti le telefonate e le videochiamate, anche oltre il minimo garantito da legge e regolamento e, finché possibile, i colloqui in presenza”. 

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Anche Gennarino De Fazio, segretario Uilpa Polizia Penitenziaria, dice la sua sull’alleggerimento delle carceri, mostrando alcuni dati che mostrano una crescita dei casi:”Altro balzo in avanti dei contagi da nuovo coronavirus nelle carceri del Paese. Alle ore 20 di ieri sera erano ben 758 fra i detenuti (distribuiti in 76 penitenziari) e 936 fra gli operatori i casi accertati di positività al virus. Erano, rispettivamente, 638 e 885 solo venerdì scorso alle ore 13“.

Dunque, il leader della Uilpa si rivolge così al Governo: “Con il virus che sembra dilagare e del quale chiediamo alla comunità scientifica e a chi di competenza di calcolare l’indice di contagio (Rt), in carcere si impongono urgenti e ulteriori misure da parte del Governo, che muovano su tre principali direttrici: deflazionamento sensibile della densità detentiva; rafforzamento e supporto efficace della Polizia penitenziaria; potenziamento incisivo dei servizi sanitari nelle carceri. I ministri Bonafede e Speranza e il presidente Conte ne prendano atto. Le carceri, i detenuti, gli operatori e chi le amministra non possono essere lasciati da soli, indugiare ancora potrebbe essere funesto!“.