Economia dell’Eurozona: la lotta per restare a galla fino all’arrivo di un vaccino

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:44

Sono aumentate le speranze di porre fine alla pandemia, ma i paesi e le aziende del blocco devono prima attraversare un periodo turbolento. Pesano le ulteriori restrizioni legate all’aumento dei contagi, e pesano gli scontri all’interno dell’Ue per l’accordo di bilancio pluriennale dell’Unione Europea, valido fra 2021 e 2027. Così si bloccano anche i fondi del Recovery Fund.

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Mentre i comunicati stampa di alcune aziende farmaceutiche rassicurano cittadini e borse sui buoni risultati della ricerca sul vaccino, mentre salgono le aspettative di vedere la luce in fondo al tunnel, l’Ue è intenta a fare ogni sforzo necessario per restare a galla. Una navigazione a vista che probabilmente ci accompagnerà – con alti e bassi – fino alla fine del 2021. Anche se le ottimistiche previsioni sull’arrivo di un vaccino a gennaio 2021 fossero soddisfatte, sarà poi necessario passare alla produzione e alla distribuzione delle dosi, un processo complesso, che richiederà diversi mesi per riuscire a coprire una parte considerevole di popolazione. Nel frattempo l’Ue deve fare i conti con l’altalenarsi di aperture e chiusure, un’instabilità che piega l’economia, stressa la politica e infastidisce i mercati.

Ripresa Ue, peggio del previsto

Effettivamente, i primi dati sull’economia dell’Eurozona non sembrano rassicuranti. “La ripresa economica dell’area dell’euro perde slancio più rapidamente delle attese, dopo il forte, benché parziale e disomogeneo, recupero dell’attività economica nei mesi estivi”. E’ quanto riportato sul bollettino della Bce diffuso 5 giorni fa, in cui viene spiegato: “L’incremento dei casi di Covid-19 e il connesso inasprimento delle misure di contenimento pesano sull’attività, provocando un evidente deterioramento delle prospettive a breve termine”. Insomma, i contagi aumentano e la ripresa dell’Ue frena, disattendendo le aspettative. Questo lo stato di cose. La previsione sembra anche peggiore: “Il perdurante aumento dei tassi di contagio da coronavirus rappresenta un fattore avverso per le prospettive a breve termine e condurrà, con ogni probabilità, a un significativo ridimensionamento della crescita del prodotto nell’ultimo trimestre dell’anno”. Inoltre, continua a spiegare la Bce, la timida ripresa che sta coinvolgendo l’Eurozona non è omogenea, e la differenza non è solamente legata ai paesi: alcuni settori sembrano rispondere meglio di altri. “La ripresa continua a essere disomogenea tra i diversi settori, con il settore dei servizi che si rivela il più duramente colpito dalla pandemia, in parte a causa della sua esposizione alle misure di distanziamento sociale”.

L’Ue decide di riesaminare la situazione

A questo punto rispunta la questione vaccino, un orizzonte a cui tendere – restando a galla – anche per motivazioni economiche. “Nell’attuale contesto in cui i rischi sono chiaramente orientati verso il basso, il Consiglio direttivo valuterà con attenzione le informazioni più recenti, inclusi la dinamica della pandemia, le prospettive sul rilascio di un vaccino e l’andamento del tasso di cambio”. I dati e le previsioni verranno rielaborate dagli esperti dell’Eurosistema per attuare un riesame approfondito dei rischi che l’Ue sta correndo. Il Consiglio direttivo “ricalibrerà i suoi strumenti, ove opportuno, al fine di rispondere all’evolvere della situazione e di assicurare che le condizioni di finanziamento restino favorevoli per sostenere la ripresa economica”.


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Il veto di Polonia e Ungheria al bilancio Ue: così si blocca il Recovery Fund

A tutto questo si aggiunge un problema di carattere politico non da poco. Nella giornata di ieri ha avuto luogo il Consiglio dell’Unione Europea per l’approvazione del nuovo bilancio pluriennale dell’Unione Europea, valido tra il 2021 e il 2027. E Polonia e Ungheria hanno posto il veto. Questo disaccordo di carattere politico ha reso impossibile la ratifica dell’intero bilancio, di cui fa parte anche il Recovery Fund (che per il momento resterà all’angolo). Non si tratta, tuttavia, di un veto definitivo. Si tornerà a discutere dell’accordo nel nuovo Consiglio Europeo previsto tra il 9 e il 10 dicembre. Ma la situazione resta grave. Intanto il tempo corre, la crisi incalza, le restrizioni aumentano e gli animi politici si scaldano.

Il rispetto dello stato di diritto

Ma perché il veto? La decisione di Polonia e Ungheria non sarebbe una sorpresa. E la questione politica si complica anche a causa del motivo del veto. I due paesi avevano già ventilato questa ipotesi a seguito dell’accordo raggiunto da Consiglio e Parlamento sul meccanismo per il rispetto dello stato di diritto. Nella giornata di ieri il meccanismo è stato approvato nella stessa riunione, grazie al fatto che non necessitava dell’unanimità dei voti. Secondo il nuovo meccanismo, l’erogazione dei fondi europei sarà legata al rispetto delle regole dello Stato di diritto. Una misura che non piace a due stati a guida ormai semi-autoritaria. Per questo i due paesi avrebbero deciso di porre il veto, creando in questo modo una situazione di stallo: il nuovo bilancio potrebbe non partire a inizio anno e l’erogazione dei fondi Ue anti-crisi potrebbe subire un forte ritardo.


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A questo punto seguiranno altri incontri per trovare un accordo, come quello di giovedì, in cui i leader Ue parteciperanno a una video conferenza organizzata dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel. L’incontro avrebbe dovuto avere come focus la situazione coronavirus, ma è abbastanza probabile che si affronterà anche il nodo Polonia e Ungheria. A restare viva è una speranza: che i due paesi abbiano messo in atto un bluff per ottenere più fondi. D’altro canto, si tratta di stati fortemente dipendenti dai fondi Ue, e un ritardo in tal senso potrebbe ritorcersi contro i loro stessi interessi.