Iran, assassinato responsabile programma nucleare: un messaggio a Biden?

Mohsen Fakhrizadeh, scienziato iraniano a capo del programma di Teheran per il nucleare, è stato ucciso in un attentato.

Un attacco definito “terroristico” dai media iraniani: una esplosione, e poi colpi di arma da fuoco. Sembra sia andata così, a sentire i testimoni, l’azione di stampo militare che ha causato la morte, poco distante dalla capitale Teheran, dello scienziato nucleare iraniano Mohsen Fakhrizadeh-Mahabadi. A riportare la notizia per prima l’agenzia iraniana Mehr, che ha parlato esplicitamente di un “attacco terroristico” nella zona di Damavand, nella provincia di Teheran. Fakhrizadeh-Mahabadi viene descritto dalla Mehr come “uno dei massimi ricercatori iraniani nel settore della tecnologia nucleare. Il ministero della Difesa di Teheran poi confermato l’assassinio dello scienziato, definito un “martirio”. Fakhrizadeh-Mahabadi – raccontano i media iraniani – è stato “assassinato da terroristi”, durante un “attacco con almeno un’esplosione e fuoco di armi leggere da parte di diversi assalitori” nella città di Absard, nella zona di Damavand, nella provincia di Teheran. E’ morto, secondo l’agenzia, dopo essere stato trasportato in ospedale. Anche il sito web di Press Tv conferma la notizia dell’uccisione di Fakhrizadeh, “capo dell’Organizzazione per l’innovazione e la ricerca in materia di difesa (Spnd)”, nel corso di un “attacco terroristico”.

Lo scienziato assassinato Moshen Fakhrizadeh Mohabadi

La notizia arriva dopo una serie di voci contrastanti che si sono rincorse sui media iraniani. La stessa Mehr, che inizialmente scriveva dell’uccisione, parlava poi di “tentato omicidio”, per aggiornare successivamente la sua versione con la notizia attribuita al ministero della Difesa. Un’altra agenzia iraniana, la Tasnim, ha sempre confermato l’uccisione di Fakhrizadeh nonostante le dichiarazioni all’agenzia iraniana Isna del portavoce dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica, che in un primo momento aveva escluso si fossero verificati “incidenti” con scienziati nucleari iraniani coinvolti. Fakhrizadeh, scrive il Jerusalem Post, era il “capo del programma nucleare iraniano”, un alto ufficiale dei Guardiani della rivoluzione dell’Iran, docente di fisica all’Imam Hussein University di Teheran ed ex numero uno dell’Iran’s Physics Research Center (Phrc). Fakhrizadeh è stato assassinato alla vigilia dell’anniversario dell’omicidio di un altro scienziato nucleare iraniano, Majid Shahriari, ucciso da una bomba il 29 novembre 2010. Secondo informazioni provenienti da Israele Fakhrizadeh sarebbe sopravvissuto in passato a un tentativo di omicidio compiuto da uomini del Mossad.

Le accuse di Teheran

Per i vertici politici, religiosi e militari dell’Iran, il mandante (se non l’esecutore) è noto: “I terroristi hanno assassinato oggi un importante scienziato iraniano. Questa vigliaccheria, con gravi indicazioni di un ruolo israeliano, dimostra un disperato bellicismo da parte degli autori – scrive in un tweet il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif – L’Iran chiede alla comunità internazionale, e soprattutto all’Unione Europea, di porre fine ai loro vergognosi doppi standard e di condannare questo atto di terrorismo di stato”. Per il comandante dei Guardiani della Rivoluzione dell’Iran (i Pasdaran), Hossein Soleimani, “l’assassinio di scienziati nucleari è l’atto di ostilità più brutale e palese del sistema egemonico per impedirci di raggiungere risultati nella scienza moderna”. Ancora più diretto il generale iraniano Hossein Dehghan, consigliere militare della Guida Suprema Ali Khamenei. “I sionisti – ha dichiarato il generale – stanno facendo di tutto per innescare una guerra a tutto campo facendo pressioni sull’Iran”.Ci abbatteremo – ha aggiunto l’alto funzionario militare – sugli assassini di questo martire innocente come un tuono e li faremo pentire di quello che hanno fatto”.

Le dichiarazioni del primo ministro israeliano

“Ricordate questo nome, Fakhrizadeh” aveva dichiarato circa due anni fa il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu: una frase che oggi viene ricordata dai giornali israeliani, e che è stata menzionata più e più volte dopo la diffusione della notizia dell’uccisione di Fakhrizadeh. Netanyahu nominò lo scienziato nel 2018 quando annunciò che i servizi d’intelligence del Mossad avevano trafugato da un deposito a Teheran un vasto archivio sul programma nucleare iraniano. Secondo la sua denuncia, Teheran aveva portato avanti un programma segreto, chiamato Amad (che significa speranza in persiano) fra il 1999 e il 2003 per sviluppare armi nucleari, che era guidato proprio da Fakhrizadeh, scienziato ma anche ufficiale delle Guardie della Rivoluzione iraniana. Dopo il 2003 il programma sarebbe stato diviso: una parte fu portata avanti alla luce del sole e l’altra, con scopi bellici, rimase segreta. Teheran aveva negato l’esistenza di Amad quando fu firmato l’accordo sul nucleare iraniano nel 2015. Ma Netanyahu dichiarò nel 2018 che il progetto veniva portato ancora avanti sotto diverse coperture, fra cui il programma Spnd del ministero della Difesa, che era guidato proprio da Fakhrizadeh.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu

Un messaggio per Joe Biden?

L’assassinio di Fakhrizadeh arriva dopo qualche settimana dalle elezioni negli Stati Uniti, e sopratutto nel momento in cui Donald Trump sembra iniziare ad arrendersi all’evidenza di aver perso le elezioni. Difficile non leggere, nella tempistica del delitto, un messaggio per l’amministrazione democratica entrante. Democratica, come era quella di Obama che firmò l’accordo sul nucleare con l’Iran: e Joe Biden era il vicepresidente. Un segnale, insomma, che evidenzierebbe il fatto che Israele, rispetto all’Iran, non vuole passi indietro dagli Stati Uniti. Certo, difficile immaginare che la nuova amministrazione offra ad Israele un sostegno incondizionato e totale come quello che Trump scelse da subito di fornire a Netanyhau: ma di certo Tel Aviv non appare disposta ad accettare interferenze eccessive rispetto alla sua visione del Medio Oriente.