Strage di Bologna: per la procura fu Gelli a finanziarla

I soldi di Licio Gelli per finanziare la strage di Bologna sarebbero passati anche per il conto dell’allora compagna di Gilberto Cavallini.

La procura generale di Bologna sembra avere le idee sempre più chiare: a finanziare la strage di Bologna del 2 agosto 1980 fu Licio Gelli. Ma le novità che stanno emergendo dalle indagini vanno oltre: il 26 giugno 1980, tre giorni dopo l’omicidio del magistrato Mario Amato compiuto da Gilberto Cavallini in concorso con altri Nar, sul conto corrente di Flavia Sbrojavacca – allora compagna di Cavallini – fu versata la somma di 15 milioni di lire. E’ un particolare che è emerso dagli accertamenti della Procura generale di Bologna, nell’ambito dell’inchiesta sui mandanti ed i finanziatori della strage di Bologna. Cavallini – lo ricordiamo – è stato quest’anno condannato all’ergastolo, in primo grado, proprio per la strage di Bologna. Secondo la Procura generale ci sarebbero motivi fondati per ritenere che il finanziamento dell’attentato, partito da Licio Gelli, sia passato per le mani anche di Cavallini. L’uomo era definito da alcuni suoi camerati e complici il ‘ragioniere’ del gruppo, cioé colui che era incaricato dell’organizzazione logistica delle operazioni: procacciava quindi armi, divise, ma anche e sopratutto risorse finanziarie.

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Gilberto Cavallini

La Procura ritiene che Cavallini sia stato il destinatario di una parte dell’acconto di un milione di dollari versato in contanti a luglio 1980 e di una somma di quattro milioni di dollari pagati da Marco Ceruti, il braccio destro di Gelli: si tratterebbe del saldo di quanto concordato proprio per commettere la Strage. Sentita sul versamento a Sbrojavacca, la madre della allora compagna di Cavallini raccontò che i soldi, così come altre operazioni sul conto della figlia, arrivarono sempre dal compagno: Gilberto Cavallini, appunto. Un particolare che sta portando i magistrati a ritenere che la donna avesse il ruolo di “schermo bancario” per il deposito di fondi illeciti collegati alle attività criminali ed eversive dell’allora convivente.