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Anna Maria Bernini: “Il no di Giuseppe Conte al Mes è illogico e privo di senso”

Anna Maria Bernini, di Forza Italia, ribadisce le posizioni del partito sul Mes, il Meccanismo europeo di stabilità.

“Dopo aver fatto debito per cento miliardi di euro, Conte sostiene che il Mes – 36 miliardi a interessi negativi, a differenza dei prestiti del New Generation Eu – aggraverebbe il fardello del deficit per le generazioni future”. Così, Anna Maria Bernini, Presidente dei senatori di Forza Italia, ha commentato in una nota quanto riferito da Giuseppe Conte sul Mes. “Una spiegazione che non sta in piedi, non distingue il debito buono da quello cattivo e rappresenta un ulteriore schiaffo, anzi una vera e propria provocazione, nei confronti dei partiti di maggioranza che gli chiedono da mesi di attivarlo”, ha proseguito Anna Maria Bernini.

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Com’è noto, la posizione di Forza Italia ha subito diversi slittamenti in questi mesi. Silvio Berlusconi era inizialmente favorevole al Mes, così come parte del partito, da sempre di orientamento europeista. Successivamente, però, il partito ha deciso di rispettare gli accordi con Matteo Salvini che aveva chiarito fin da subito le posizioni. Il centro destra avrebbe dovuto essere unito sul Mes e ha richiesto quindi a Berlusconi di allinearsi.

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E così è stato. Martedì 1 dicembre, con una nota, Forza Italia ha ritrattato anticipando il voto del 9 novembre, giorno delle comunicazioni in aula al Senato del premier Giuseppe Conte sulla riforma del Mes. “Non la sosterremo in Parlamento perché non riteniamo che la modifica approvata dall’eurogruppo sia soddisfacente per l’Italia e non va neppure nella direzione proposta dal Parlamento europeo”, ha chiarito FI. Felici, quindi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, meno il partito che sarebbe rimasto spiazzato dalla scelta di Berlusconi di votare contro la riforma del Mes.

Conflitti interni a FI?

Le parole di Anna Maria Bernini, in effetti, sembrano rispecchiare i conflitti interni al Partito e le diverse posizioni che, nonostante la linea ufficiale assunta dal Partito, continuano ad accendere gli animi. Per mesi Fi si è battuta a favore del meccanismo di stabilità. I capigruppo hanno preso tempo, anche loro sorpresi dalla svolta di Berlusconi, rinviando il confronto per evitare la rottura. L’ala favorevole avrebbe richiesto “un chiarimento immediato”, ma i vertici di Fi hanno rimandato.