Conte: “Senza fiducia di un partito porto la crisi in Parlamento”. Ma è vero?

Il premier Conte, durante la Conferenza stampa di fine anno a villa Madama, ha parlato delle conseguenze di una eventuale crisi di governo.

Conte: "Senza fiducia di un partito porto la crisi in Parlamento". Ma è vero? - www.meteoweek.com
Giuseppe Conte, presidente del Consiglio. Credit: Giuseppe Conte Facebook

La prima conseguenza della crisi di governo sarebbe il Parlamento. Lo ha confermato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante la conferenza stampa di fine anno organizzata a villa Madama. Stando alle parole del premier, è “chiaro che non si può governare senza la coesione delle forze di maggioranza, si può solo vivacchiare”, ha detto facendo riferimento al possibile cambio di direzione di Italia viva. Se il partito di Matteo Renzi togliesse la fiducia all’esecutivo giallorosso, Conte ha dichiarato che andrebbe subito “in Parlamento” per una verifica, perché “il passaggio parlamentare è fondamentale”. Ma, ha aggiunto subito dopo, “non voglio credere a uno scenario di crisi” e “non cerco un’altra maggioranza”. Quella che invece sta cercando il senatore di Rignano.

Che succede se Renzi toglie la fiducia al Conte bis

In uno scenario del genere – cioè se uno dei partiti di maggioranza non dimostrasse sinergia con il resto dell’esecutivo – a Conte non resterebbe che verificare in Parlamento la tenuta del governo. Va da sé che, in mancanza di Iv, dovrebbero giungere in suo soccorso nuovi esponenti politici. Ma chi? Si tratta dei cosiddetti “responsabili”, quei parlamentari che intendono evitare la crisi politica durante una delle crisi più profonde vissute dall’Italia negli ultimi anni. All’interno del Parlamento, infatti, c’è un gruppo di politici che trova irresponsabile e pericoloso il maremoto creato da Renzi in un periodo tanto delicato per il Paese.

Leggi anche: Crisi di governo: Renzi cerca un’altra maggioranza, e il Pd che vuole fare?

Chi sono i “responsabili”

Al momento non ci sono certezze per quanto riguarda le personalità che potrebbero decidere di sostenere il premier Conte ma, stando a quanto riporta il giornale Il Foglio, recentemente è nato un progetto chiamato Italia23 che aspirerebbe a essere quella lista di “società civile” dalla parte del numero uno di Palazzo Chigi. Attualmente l’associazione è composta solamente da un sito internet promosso dal senatore Raffaele Fantetti, ex Forza Italia poi passato al gruppo misto filogovernativo Maie (Movimento associativo italiani all’estero). Ma la sezione intitolata “gruppo parlamentare” ha fatto dare per certo a diversi media che il sito sia la vetrina del nuovo partito di Conte.

Leggi anche: Manovra di bilancio 2021, c’è una sorpresa: un errore nel testo

Chi potrebbe entrare in Italia23

Nel calderone di Italia23 potrebbero rientrare tutti quegli esponenti che hanno abbandonato il proprio indirizzo politico specifico per schierarsi tra le file dei gruppi misti. Dagli ex pentastellati che, come scrive Il Fatto Quotidiano, potrebbero fare un passo indietro se in ballo ci fosse il ritorno al voto,ad alcuni senatori vicini aGiovanni Toti, governatore della Liguria. Passando per i centristi e i fuoriusciti da Forza Italia. Con queste forze alternative, forse Conte riuscirebbe a evitare la crisi di maggioranza e le eventuali urne. Anche perché Italia viva conta 18 parlamenti e non è affatto certo che tutti quanti decideranno di seguirlo fino in fondo nel far cadere il governo.