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Il partito di Conte: qualcosa si sta muovendo? E che identità avrebbe?

In clima di crisi e di ultimatum da parte di Italia viva – che minaccia di ritirare le ministre in caso di mancato accordo – si pensa già a possibili scenari futuri. E tra i commentatori spunta un’ipotesi: il partito di Conte. Così come spunta su internet l’associazione Italia23, che potrebbe raccogliere le truppe di riserva del premier Conte. Che sia l’inizio di un vero e proprio partito del presidente del Consiglio?

partito conte - meteoweek.com
MeteoWeek.com (da Getty Images)

A pensarci bene, è uno scenario già visto: il presidente del Consiglio – incapace di contenere il turbine dei malumori dei gruppi affiliati – decide di fondare un proprio partito, nel quale esprimere liberamente la propria visione politica. E’ successo con Mario Monti e, seppur con modalità diverse, anche con Matteo Renzi. Lo stesso Matteo Renzi leader di Italia viva che ora minaccia il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ribadendo: o le principali istanze presentate dal partito verranno accolte o le ministre di Iv sono pronte a tirarsi fuori dal governo. Un bel problema, perché questo scenario comprometterebbe in maniera significativa la tenuta di un governo con numeri in Parlamento risicati. Gli scenari che si aprono per uscire dall’impasse sono diversi: c’è chi parla di importante rimpasto (sul quale andrebbe chiesta la fiducia in Parlamento), c’è chi parla di elezioni anticipate, chi di governo tecnico a guida Draghi, e c’è chi parla di un’entrata di Matteo Renzi o Ettore Rosato nel governo (ma Renzi ripete: “Non vogliamo strapuntini, vogliamo politica”). Ora si aggiunge un’ulteriore ipotesi, che di recente sembra consolidarsi: un partito del premier Conte, in grado di raccogliere in Parlamento i consensi necessari per arginare anche una fuoriuscita di Italia viva dalla maggioranza.

Spunta Italia23

Difficile dire se il partito nascerà davvero. Per il momento Conte non si espone, ma qualcosa sembra iniziare a muoversi. Su internet spunta il sito Italia23, l’associazione che potrebbe trasformarsi in un cerchio attorno al presidente del Consiglio, in grado di traghettarlo alla fine del mandato. L’associazione sarebbe nata lo scorso 11 dicembre 2020, promossa dal senatore Raffaele Fantetti, eletto con Forza Italia e passato al Maie. Il sito cita: “Italia23 nasce nel dicembre 2020 come un gruppo di esperti della società civile impegnato nell’analisi e nella soluzione di problemi complessi, specie in campo politico-economico. Ci siamo dati tre anni di tempo per disegnare e proporre, settore per settore, l’Italia che vorremmo nel 2023”. Stando a quanto riportato dal Foglio, Conte sarebbe già stato informato del progetto, ma al momento non avrebbe espresso un giudizio preciso e ufficiale. Probabilmente, il premier si sta prendendo il tempo di riflettere sul progetto, e su come accoglierlo: se con un diniego o con un’accettazione.

Una cosa va notata, però: non si tratta semplicemente di un progetto lusinghiero per il premier, ma di una reale ancora di salvataggio in Parlamento. A confermarlo, la sezione sul sito che cita “Gruppo parlamentare”: la pagina è ancora vuota, ma le ipotesi su eventuali parlamentari “responsabili” sono già in campo. Secondo le prime indiscrezioni Italia23 potrebbe accogliere al suo intento i centristi scontenti dai loro partiti di origine: ne basterebbero una dozzina, per liberarsi dell’esigenza dei renziani in Senato. E a fare i nomi di probabili parlamentari favorevoli al progetto è il Fatto Quotidiano: i rappresentanti vanno da ex M5s (come Elisa Ragusa e Gloria Vizzini) ai centristi (come Paola Binetti, Antonio Saccone e Antonio De Poli), fino ad arrivare a senatori vicini a Toti e Forza Italia (Berutti, Quagliariello e Romani). Senza escludere gli ex M5s nel Misto e i critici di Italia viva. Insomma, il gruppo che si verrebbe a creare intorno a Conte sarebbe caratterizzato da posizioni centriste, prese dalle aree più moderate e meno schierate anche nei partiti di centrodestra (dove l’accento andrebbe posto su “centro”, e non su “destra”).

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L’identità di Conte

giuseppe conte - meteoweek.com
MeteoWeek.com (da Getty Images)

Si tratta ovviamente di ipotesi, di commenti e congetture. E’ in bilico sia la creazione di un vero e proprio gruppo parlamentare per frenare la caduta del governo, sia (andando ancor più in là) la creazione di un partito di Conte. Ma un elemento resta interessante: dall’individuazione di possibili parlamentari papabili per un partito Conte emerge anche il volto che avrebbe la proposta politica dell’attuale premier, seppur in maniera indiretta. Figura politica proposta dal Movimento 5 stelle, Conte più volte è stato definito “democristiano”, lontanissimo dagli animi più radicali del Movimento (si pensi a Di Battista). Un ex avvocato, ora moderatore politico, che nella gamma del Movimento è più vicino al Di Maio attuale, che non è più lo stesso dell’impeachement al presidente Mattarella. O forse è Di Maio che si è appiattito sulla figura di Conte. Insomma, un affiliato a un Movimento liberatosi del grillismo, un esponente di un M5s al termine della sua trasformazione in partito, ormai istituzionalizzato.

E cosa resta a un Movimento 5 stelle che lascia le piazze per entrare in Parlamento, che si apre a coalizioni politiche, a compromessi per andare avanti, a una collaborazione prima con la Lega e poi con il Pd? Un centrismo che si adatta a tutto ma che non dice chiaramente, che contiene istanze di centrodestra e qualche istanza di sinistra. Un Conte. Conte è stato la scelta del M5s all’inizio della sua trasformazione, e resta il punto di approdo dell’evoluzione. Però nella figura del premier c’è anche di più, c’è del moderato europeismo che manca ai 5 stelle, c’è l’assenza di questioni ideologiche legate alla nascita del Movimento (come il giustizialismo, per dirne una). Insomma, c’è un centro che potenzialmente potrebbe accogliere delusi in cerca di rassicurazione, grillini giunti allo stadio ultimo, esponenti di centro-centro-destra e chi si chiama fuori da queste definizioni.

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I suggerimenti di Monti

Ma questi sono umori, ricostruzioni di un puzzle disseminato nel corso dei mesi. Un’altra considerazione è certa: se Conte dovesse dar vita a un proprio partito (o anche a un proprio gruppo parlamentare), dovrebbe iniziare a parlare chiaramente, ad esprimere in termini di proposte politiche definite ciò che è emerso dalle sue molteplici moderazioni. Per questo, come suggerito da Mario Monti in un’intervista al Corriere, la prima domanda che dovrebbe porsi Conte in tal caso è: chi sono, politicamente parlando? L’ex premier sottolinea: “Prima mi chiederei quale è il mio obiettivo: come vorrei che l’Italia evolvesse nei prossimi cinque o dieci anni? La mia visione per l’Italia era nota da tempo, soprattutto ai lettori del Corriere, prima di essere chiamato al governo. Quella di Conte, dopo due governi, non a tutti risulta ben chiara; ma se creasse un partito questo chiarimento sarebbe ineludibile“. La seconda domanda riguarderebbe il “come” manifestare la propria essenza politica: “Mi interrogherei sullo strumento migliore. In che modo io Giuseppe Conte (…) potrei contribuire al meglio a questo cambiamento dell’Italia ? Costituendo un mio partito? Prendendo il controllo del partito che mi ha espresso come premier? Guidando una coalizione alle elezioni? O eventualmente, se ne ricorressero le circostanze, come presidente della Repubblica?“. Si tratta di chiarimenti necessari, prima della costituzione di una forza politica alternativa. La speranza – quasi sempre vana – è che queste considerazioni di principio siano fatte a monte, e non a valle al termine dell’ennesima strategia per garantire un minimo di stabilità alla politica italiana.