Hong Kong, blitz della polizia: arrestati 53 oppositori politici

A Hong Kong una retata con mille poliziotti porta in carcere 53 politici e attivisti del fronte democratico. C’è anche un avvocato americano. L’allarme dell’Ue: «Liberarli subito»

hong kong 53 arresti

All’alba a Hong Kong è scattata una maxi retata con mille poliziotti che ha portato in carcere 53 politici e attivisti del fronte democratico. L’accusa è di «sovversione» secondo la legge sulla sicurezza nazionale cinese, imposta da Pechino il 30 giugno scorso. E il rischio per questo capo d’imputazione è l’ergastolo. «Questi soggetti avevano cercato di rovesciare il governo della città con un piano malefico». Sono le parole di John Lee Ka-chiu, segretario alla Sicurezza di Hong Kong, citate dal Corriere della Sera.

Azzerato il fronte dem di Hong Kong

Gli arrestati, lo scorso luglio, avevano partecipato alle primarie informali dell’opposizione per selezionare i suoi candidati in vista delle elezioni per il Legislative Council, il parlamento della City. Queste si sarebbero dovute svolgere a settembre, ma sono state annullate. In quell’occasione, in due giorni, circa 610mila cittadini si erano messi in coda davanti ai seggi non ufficiali aperti in 250 negozi, sotto tende in strada e perfino in un vecchio autobus dismesso.

«Gli arresti coordinati di più di 50 attivisti pro-democrazia invia il segnale che il pluralismo politico non è più tollerato ad Hong Kong – ha detto Peter Stano, portavoce dell’Alto rappresentante Ue Josep Borrell -. Chiediamo la liberazione immediata delle persone arrestate». Nell’elenco degli arrestati di questa mattina spicca il nome di Benny Tai, professore di diritto e già promotore di «Occupy Central» nel 2014. Su di lui, l’ufficiale governativo John Lee Ka-chiu ha detto: «È uno di quelli che avevano architettato il progetto sovversivo. Volevano ottenere 35 seggi al Legislative Council in modo di avere i numeri per mettere il veto all’azione del governo e creare una situazione che avrebbe costretto la governatrice a dimettersi».

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C’è anche un avvocato americano

Nei 53 finiti in manette, per la prima volta, c’è anche un cittadino americano. Si tratta dell’avvocato John Clancey, dello studio legale «Ho Tse Wai & Partners», che rappresenta diversi esponenti dell’opposizione. Clancey è stato anche tesoriere di un’associazione che ha contribuito a organizzare le primarie di luglio. Gli agenti dell’unità speciale nata per imporre la legge di sicurezza nazionale cinese sono stati di nuovo anche nella sede di «Apple Daily», il giornale dell’editore Jimmy Lai, in cella da dicembre. I poliziotti hanno inoltre perquisito la casa (ormai disabitata) di Joshua Wong, il promotore della «Rivoluzione degli ombrelli» del 2014. Il 24enne è però in carcere da novembre per una manifestazione illegale di giugno.

L’operazione ha suscitato la condanna anche di Antony Blinken, il prossimo segretario di Stato degli Stati Uniti nominato da Joe Biden. «Questa ondata di arresti di cittadini democratici rappresenta un’aggressione contro i diritti universali. L’amministrazione Biden-Harris sarà al fianco del popolo di Hong Kong e contro la repressione voluta da Pechino», ha scritto Blinken su Twitter. Da Pechino, invece, la portavoce del ministero degli Esteri cinese ha commentato: «L’intervento della polizia era necessario, non si possono tollerare crimini di sovversione del potere statale».

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L’opposizione non esiste più

Il Legislative Council conta 70 seggi e nelle elezioni del 2016 i democratici ne avevano conquistati 29. Una fetta importante, dato che solo 35 escono dal voto popolare, mentre l’altra metà è assicurata a esponenti dell’establishment filo-cinese. Il rinnovo dell’assemblea era previsto per il 6 settembre del 2020 e per questo il fronte di opposizione si era mobilitato con le primarie.

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Ma le elezioni generali sono state rinviate di almeno un anno dal governo, ufficialmente a causa della pandemia di Coronavirus. Nel frattempo, il vecchio Legislative Council era stato prorogato, ma l’11 novembre gli ultimi 15 deputati dem si sono dimessi in massa. Gli altri erano stati espulsi uno a uno dal parlamento.