Preside critica il governo per il caos sulle riaperture scuola. Il M5S lo segnala

Il dirigente scolastico dell’Itis di Ravenna, nel comunicare lo spostamento dell’apertura della scuola all’11 gennaio, critica il provvedimento del governo. Insorge il Movimento 5 Stelle.

“Pur non condividendo il disorientante, improduttivo e inconcludente provvedimento notturno del Governo (la notte non sempre porta consiglio)” l’Istituto ‘Nullo Baldini’ procrastina a lunedì 11 gennaio 2020 l’inizio delle lezioni in presenza al 50%”. Questo il contenuto della circolare con cui il dirigente dell’Itis di Ravenna Antonio Grimaldi ha comunicato ad alunni, famiglie, insegnanti e personale scolastico l’applicazione delle decisioni del governo in merito alle riaperture delle scuole. Un tipo di espressione che non è piaciuto al Movimento 5 Stelle, che lo ha ritenuto eccessivamente “politico”, puntando il dito anche sull’oggetto della circolare, definito “esplicito”: “Non condiviso cambiamento di programma”.

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“Pur comprendendo la delusione di tutto il mondo della scuola per il mancato rientro in classe previsto inizialmente per il 7 gennaio, credo che le parole utilizzate dal dirigente scolastico di Ravenna siano fuori luogo e non consone all’istituzione che rappresenta – ha argomentato Silvia Piccinini, capogruppo regionale del M5s -. Non si può utilizzare una circolare scolastica per esprimere posizioni personali o politiche. Un particolare che il professor Grimaldi dovrebbe conoscere molto bene ma che evidentemente ha dimenticato”.

Una reazione quasi censoria rispetto ad un probabile eccesso da parte del dirigente scolastico: forse un errore di entrambi, ma la decisione del professor Grimaldi di esprimere in maniera così esplicita il proprio fastidio potrebbe fare riferimento, più che ad una presa di posizione “politica”, ad una frustrazione professionale e didattica. Non si può non notare la grande confusione con cui il governo sta gestendo questo rientro dal periodo natalizio caratterizzato da chiusure, controlli e zone rosse. Se da un lato infatti è comprensibile che le decisioni – in questo periodo – debbano essere prese in base alle evidenze medico-scientifiche, è anche vero che le scelte dell’esecutivo, quelle presa da maggio in poi, sono state tutte caratterizzate da approssimazione e fiato corto.

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Anche perchè la comunicazione è stata confusa e poco chiara: le scuole riaprono formalmente domani, ma per le scuole superiori solo da lunedì si potrà tornare in presenza. Però al 50%. Ecco, già così è complicato: e lo è ancora di più mettendo in relazione questa informazione con i “colori” delle regioni, con le attività aperte o chiuse, con le autocertificazioni da compilare correttamente, con i ristori che non arrivano, con l’app Immuni sparita nel nulla, con i ritardi nella distribuzione dei vaccini (sia antinfluenzali, sia adesso per quelli anti-Covid). Troppa confusione, troppo caos, troppi cambiamenti: gli italiani sono già messi in difficoltà dalla malattia, dai lutti, dalla sofferenza, dalla paura, dalla crisi economica, dalle attività che stanno fallendo. Di tutta questa incertezza decisionale, e poi di confusione e poca chiarezza, se ne fa volentieri a meno.