Crisi di governo: situazione ormai compromessa, ma nessuno vuole dirlo

Le fibrillazioni di Palazzo aumentano, si avvicina il confronto del Consiglio dei ministri sull’ultima bozza del Recovery e – con esso – anche il rischio di uno scoppiare della crisi a seguito del voto. Intanto il Pd richiama Italia viva e Italia viva scalpita ribadendo: al momento bisogna pensare al Recovery, dopo si farà ciò che andrà fatto. Sì, ma cosa?

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MeteoWeek.com (da Getty Images)
Aumenta sempre più il terrore di una crisi di governo formalizzata: consegnata la nuova bozza del Recovery plan che sarà valutata nel giro di 24 ore dalle forze di maggioranza, si attende il Consiglio dei ministri di questa sera alle 21:30, durante il quale il Piano verrà votato. La bozza verrà approvata, dunque, nella giornata di oggi o al massimo nella giornata di domani. Intanto Italia viva si mostra disponibile a votare favorevolmente (o ad astenersi) durante l’imminente Consiglio dei ministri. La linea che emerge dalle dichiarazioni è: Italia viva farà parte del governo durante questa votazione, poi chissà. “Non determineremo la crisi prima del passaggio del Recovery per responsabilità istituzionale“, diceva ieri la ministra Bellanova. Sul post-Recovery, qualche idea la danno le parole successive della ministra: “Serve un colpo di reni e questo governo non sembra in grado. Da parte di Conte non c’è correttezza istituzionale“. Insomma, Italia viva sembra disponibile a congelare la crisi di governo per la votazione della bozza nel Cdm, ma non fino alla sua votazione in Parlamento (tra due settimane).

Italia viva, Mattarella e Conte ter

In questo senso il partito accetta, ma solo in parte, l’appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella emerso dalle ultime indiscrezioni: mantenere un fronte compatto almeno fino alla definitiva approvazione del Recovery. Intanto Matteo Renzi ribadisce nelle sue e-news: “A differenza di ciò che raccontano a reti unificate i cantori del pensiero unico, non c’è nessuna richiesta di poltrone, nessuna polemica pretestuosa, nessun atto irresponsabile. Quello che noi stiamo facendo si chiama POLITICA: studiare le carte, fare proposte, dare idee. Irresponsabile sarebbe sprecare centinaia di miliardi dei nostri figli facendo debito cattivo e non investendo sulla sanità, sull’educazione, sull’innovazione“. Insomma, la direzione sembra quella di una imminente ufficializzazione della crisi di governo. Tanto che da Palazzo Chigi fanno sapere: “Se il leader di Iv Matteo Renzi si assumerà la responsabilità di una crisi di governo in piena pandemia, per il presidente Giuseppe Conte sarà impossibile rifare un nuovo esecutivo con il sostegno di Iv“.

Che fare, allora?

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MeteoWeek.com (da Getty Images)

In quel caso, nel caso in cui le ministre di Italia viva dovessero dare le dimissioni, si aprirebbe uno scenario dai contorni indefiniti. Una delle ipotesi apparse fino a questo momento riguarda la creazione di un Conte ter, con Nunzia Catalfo, Roberto Gualtieri e Alfonso Bonafede fuori dalla squadra di governo. Una richiesta che però il M5s non vuole assolutamente concedere (soprattutto per quanto riguarda il Guardasigilli). Un’ipotesi che, tra l’altro, ora dovrà fare i conti con quanto manifestato da Palazzo Chigi: se Iv dovesse ritirare le ministre, non potrebbe far parte di un nuovo Conte ter. Dall’altro canto, Italia viva sta facendo sapere – stando a quanto riportato dal Corriere – di non essere affatto allettata dall’ipotesi Conte ter. A dimostrarlo, anche le richieste presentate da Italia viva, che vengono recepite dalle forze di maggioranza come irricevibili. A confermare, anche le parole di Goffredo Bettini che, dal fianco di Conte, commenta: “Mi pare che quello che punta i piedi è Renzi, che dice di essere disponibile, di voler entrare nel merito, poi, quando si entra nel merito e si parla di una possibile riorganizzazione, ho la sensazione che non abbia le idee chiare lui”.

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Insomma, da tutto ciò sembra emergere un’ipotesi: Italia viva effettivamente non vuole le poltrone (che pure le sono state proposte); e non vuole neanche il Recovery. Vuole il Mes, vuole la revisione del reddito di cittadinanza e, ancor di più, vuole tagliare fuori chi non reputa idoneo a questa discussione: Giuseppe Conte (e Movimento 5 stelle allegato). Il punto è che lo dice e non lo dice, mentre il resto della maggioranza si affanna a proteggere tiepidamente il premier, e poi a cedere su punti che Italia viva puntualmente by-passa, spostando l’asticella più in là. Dall’altro lato Conte non si fida, e lo scostamento di bilancio slitta nel cuore della settimana. I 24 miliardi di debito sono indispensabili per finanziare l’ultimo decreto Ristori e per finanziarli è necessario che il governo resti compatto. Un modo per guadagnare ancora tempo, mentre tutti si affannano a trovare soluzioni senza conoscere il vero problema, perché nessuno si prende la briga di pronunciarlo apertamente.