Twitter limita l’account di Libero quotidiano: un altro sintomo di cambiamento?

Twitter colpisce ancora, e “limita temporaneamente” l’account del giornale italiano Libero. Nel frattempo l’assessora veneta all’istruzione Elena Donazzan ha infelicemente deciso di cantare Faccetta Nera alla radio, e le conseguenze non si sono fatte attendere: profili social bloccati. Qualche osservazione in merito.

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MeteoWeek.com

L’occhio di Twitter arriva in Italia e decide di limitare temporaneamente l’account del giornale Libero. Il profilo Twitter è ancora visibile, ma per accedervi è necessario superare un’avvertenza: “Attenzione: questo account è temporaneamente limitato. L’avviso qui presente ti viene mostrato poiché l’account in questione ha eseguito delle attività sospette. Vuoi davvero proseguire?“. Eppure, oltre all’avvertenza, l’account viene limitato anche nella diffusione dei tweet, che non appaiono regolarmente nella timeline dei follower. Si cerca ora di capire se il provvedimento sia frutto di una scelta deliberata dell’aziendasulla scia di quanto sta avvenendo in Usa con il profilo di Trump -, o se piuttosto sia la naturale conseguenza di un sommarsi di segnalazioni che hanno fatto scattare automaticamente il provvedimento. La Stampa – in attesa di risposte ufficiali – intanto ipotizza che la limitazione potrebbe anche esser legata a un tweet su una teoria apparsa in questi giorni: il presidente Mattarella sarebbe un agente dei servizi britannici che agisce contro Trump. La notizia è evidentemente falsa, e così viene presentata da Libero, ma nonostante questo avrebbe potuto far scattare per errore il provvedimento dell’azienda. Un’altra ipotesi avanzata è che il social del quotidiano sia stato scambiato per un utente privato.

Intanto sul sito del quotidiano appare già una risposta a quanto avvenuto, nient’affatto conciliatoria: “Twitter sta limitando la diffusione dei nostri cinguettii e ci sta impedendo di farne di nuovi. Ancora non ci è chiara la ragione: basta consultare il nostro feed per rendersi conto che, ragionevolmente, non c’è alcun contenuto che vìoli gli standard della comunità (così come riconosciuto da altre testate nazionali che hanno ripreso la vicenda del ‘ban’ che ci ha colpito). Si ricorda che simili limitazioni possono scattare in seguito anche a un numero di segnalazioni del nostro account da parte di singoli individui: in questi casi il blocco – se ingiustificato, come sembra essere in questo caso – è molto limitato nel tempo. Stiamo indagando su quanto accaduto e contiamo di tornare presto a cinguettare“.

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Qualche osservazione

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MeteoWeek.com (da Getty Images)

Lungi da noi voler difendere la linea editoriale di Libero, è necessario ribadire che si tratta comunque di un quotidiano. E la questione presenta una duplice criticità: se si trattasse di un errore nell’algoritmo, bisognerebbe chiedersi quanto abbia senso incitare un atteggiamento censorio spesso fallace e artificiale (è successo a Libero ma potrebbe accadere a chiunque); se invece si trattasse di una scelta deliberata, sarebbe necessario chiedersi a che titolo un’azienda privata decide (al posto dell’ordine dei giornalisti) cosa un giornale può permettersi e cosa no. La risposta è sempre quella: può deciderlo appunto perché è un’azienda privata, al suo interno può fare ciò che vuole. Ma può un’azienda privata delle dimensioni di intere nazioni seguire gli stessi e ormai vecchi principi del libero mercato? No. E’ necessaria una regolamentazione nuova, è necessario ricondurre decisioni che intaccano Stati interi agli Stati, appunto.

Inoltre Twitter ha già subito un crollo in borsa significativo. A Wall Street la seduta di borsa era iniziata con un flessione del 9%, ma il dato è precipitato a oltre l’11%, per poi chiudere in calo del 6,4% a 48,18 dollari. Una pesante conseguenza a seguito della censura di Trump. Urge un altro promemoria allora: un’azienda fa ciò che deve fare un’azienda, ovvero seguire il profitto. A lungo andare, senza un organo regolatorio, l’azienda Twitter prenderà le proprie decisioni sulla base di calcoli finanziari, di certo non si immolerà sempre in difesa della democrazia. E ciò che la arricchisce è, appunto, la gestione dei suoi utenti. Un’antica regola del mercato dice che se qualcosa ti viene offerto gratis (come il profilo social), allora vuol dire che il prodotto da vendere sei tu. Ecco, di certo in quanto consumatori di like non vorremmo essere estromessi dal nostro profilo, e per farlo sappiamo (e sapremo sempre meglio) cosa potremo e cosa non potremo dire. Ma ciò che potremo o non potremo dire potrebbe dipendere da calcoli di mercato. Un ricatto sottile, che scambia il cittadino per un consumatore, e che poi rende questo consumatore un prodotto stesso della piattaforma: un creatore di contenuti perfettamente in linea con ciò che arricchisce la piattaforma stessa.

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Un’altra storia problematica

Un altro provvedimento che potrebbe far discutere è quello che ha riguardato l’assessora Elena Donazzan, che si è vista cancellare i profili social dopo aver cantato Faccetta Nera ospite a La Zanzara di Radio 24. Sulla questione è arrivato il commento degli Studenti Medi Veneto: “Dopo essere stata sconfessata anche dal Presidente della sua stessa Giunta Regionale, che l’ha invitata perlomeno a scusarsi, l’assessora Donazzan è sparita da Facebook, Instagram e Twitter, probabilmente per violazione delle regole della community“. E’ abbastanza probabile pensare che il blocco sia avvenuto a seguito delle numerose segnalazioni provenienti da chi si è detto infastidito dalla pessima scelta dell’assessora. Ma anche in questo caso si sollevano altre due criticità: è il caso lasciare queste decisioni nel limbo delle ipotesi? Non andrebbe specificato, volta per volta, se l’origine del blocco sia una scelta deliberata dell’azienda o il frutto automatico di tante segnalazioni? E in secondo luogo: se fino ad ora queste limitazioni sono state spiegate con un appello alla policy delle piattaforme, è giusto che inizino ad essere applicate anche per ciò che avviene al di fuori della policy, nella vita vera?

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Con questo non si vuole difendere la deplorevole uscita dell’assessora, ma si vuole ricordare che quando si parla di questioni così grandi è necessario astrarre dal caso singolo (che magari ci fa piacere che venga censurato) e notare la struttura che si cela dietro: le piattaforme hanno un enorme potere contrattuale perché siamo diventati dei consumatori, le loro regole sono scritte nelle policy e nelle leggi del mercato, e se iniziano a prendere provvedimenti su quanto avviene anche al di fuori della piattaforma, il ricatto si fa sempre più evidente.