«Ve la farò pagare»: la minaccia del pusher ai testimoni dello spaccio

E’ finito di nuovo nei guai Gianluigi Piras, il 21enne di Musile di Piave, arrestato due volte per spaccio. Questa volta è stato arrestato con l’accusa di aver minacciato sui social i ragazzi, tutti minorenni, ai quali in passato aveva venduto stupefacente. E’ stato proprio grazie alla collaborazione delle famiglie di questi ragazzi che i carabinieri sono riusciti a fermarlo.

Le minacce

Non ha accettato che fosse stato indicato da loro come il pusher che aveva fornito le dosi. Per questo, dal suo profilo Instagram sono partite una serie di minacce nei loro confronti. Si passa da «Ve la farò pagare» a «Avete testimoniato contro di me, dovete capire che gente di m***a siete». E ancora «Quando finirò, farò pagare le lacrime di mia madre con il vostro sangue, ve lo giuro, pensatelo come una minaccia o un avvertimento. Decidete voi». Adesso, quindi dovrà rispondere delle minacce e per aver inneggiato all’uso di droga così come per il possesso dello smartphone.

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Le indagini

I Carabinieri di Caorle, grazie alle segnalazioni dei genitori dei ragazzi, hanno potuto raccogliere ulteriori elementi che hanno inchiodato Piras. Gianluigi Piras che era stato condannato a 4 anni e 10 mesi per spaccio di stupefacente. Pena che stava scontando ai domiciliari. I Carabinieri, però, non lo hanno mai perso di vista. Venuto a sapere delle indagini svolte e delle testimonianze dei minorenni, si è procurato uno smartphone (che non potrebbe utilizzare essendo agli arresti) e ha iniziato a condividere insulti e minacce sui suoi social. Ancora una volta i genitori hanno segnalato il fatto agli agenti di Caorle. Grazie a questa ulteriore segnalazione, gli investigatori sono venuti a contatto con dei video incriminanti prima che venissero cancellati. Nei suddetti video si inneggiava alla droga, fumando dal narghilè. L’autorità, a seguito della segnalazione, ha disposto un aggravamento della misura con la detenzione in carcere. Da ieri, Piras è stato associato alla casa circondariale di Venezia.

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Grazie alle indagini portate avanti dall’Arma e coordinate da Federico Baldo, pm di Pordenone, è stato possibile ricostruire l’attività svolta da Piras tra giugno 2018 e ottobre 2019. Sono state vendute circa 2400 dosi di stupefacente: circa 1,6 chili di marijuana, 400 grammi di hashish, 100 grammi di cocaina. Questo gli avrebbe permesso di guadagnare intorno ai 27 mila euro. 70 erano i clienti, di questi 50 abituali e una decina i minorenni. Ad aggravare la sua posizione, l’aver continuato a spacciare nonostante si trovasse ai domiciliari.