La famiglia di Zaki lancia l’appello: «Dategli la cittadinanza italiana»

Patrick Zaki

Dopo un anno di carcere in Egitto, la famiglia di Patrick Zaki si chiede cosa il Governo italiano abbia effettivamente fatto per suo figlio. Da qui nasce una richiesta. Un appello. «Date a Patrick la cittadinanza italiana»

Le iniziative per liberare Patrick

In tanti si sono mossi per la scarcerazione di Patrick Zaki. Tante le iniziative nate nel corso di questo anno e che continuano senza tregua, fino a quando lo studente dell’Università di Bologna sarà finalmente libero. A questo proposito, è nata una raccolta firme per chiedere al Governo di dare la cittadinanza italiana a Patrick Zaki che la sorella Marise spera «accada presto e non resti solo una petizione». Un appello al quale si unisce anche la famiglia. «Evidentemente un provvedimento del genere – commenta Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia  – farebbe la differenza dell’impegno del Governo italiano nei confronti di quello egiziano». Ed è proprio ad Amnesty International e alle altre Ong che va il grazie della famiglia di Patrick. «Siamo riconoscenti per tutto il lavoro che stanno facendo per Patrick» dice Marise. «Mantenere il caso in vita e premere sulle istituzioni internazionali affinché prendano impegni è quello di cui Patrick ha più bisogno».

L’intervento del Sindaco di Bologna

«Qualsiasi iniziativa che possa essere utile per la liberazione di Patrick Zaki va sostenuta» commenta il Sindaco di Bologna, Virginio Merola. Anche lui si unisce all’appello della famiglia e aggiunge: «E’ necessario che un nuovo Governo nasca presto. Siamo in un momento delicato, Patrick è in carcere da un anno in modo immotivato e la sua salute ne sta risentendo. Bisogna percorrere tutte le strade, per la sua libertà e la sua persona e per ribadire il rispetto dei diritti umani in tutto il mondo».

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Sul Governo italiano…

La famiglia di Zaki sull’operato del Governo italiano afferma: «Purtroppo siamo confusi su cosa il Governo italiano abbia fatto di preciso finora per rilasciare Patrick. Annunciano pubblicamente che ci sono delle azioni riservate ma Patrick è in carcere ormai da un anno». Marise aggiunge: «Sappiamo che il Governo italiano è storico alleato dell’Egitto e siamo certi che possano ottenere la sua libertà. Solo non capiamo perché è ancora in prigione nonostante un impegno pubblico sul caso».La sorella di Patrick si rivolge anche alle grandi imprese italiane che hanno delle attività in Egitto dalle quali «fino ad ora non abbiamo visto azioni significative». E invita anche loro a fare qualcosa «per liberare una persona innocente in prigione».

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«Non sta bene»

La sorella di Patrick Zaki racconta le confidenze che suo fratello le ha fatto  durante l’ultimo incontro avvenuto il 27 dicembre. «Non sta bene, è molto angosciato per il suo futuro e per i suoi studi». «Non sa cosa succede fuori – aggiunge – è così deluso per il fatto di trovarsi ancora in prigione». Ha paura di essere dimenticato, Patrick. E’ lui stesso a dirlo a Marise. «Ha paura che i suoi colleghi dell’Università si dimentichino di lui». La domanda di Zaiki, però, continua ad essere sempre la stessa «Quando potrò tornare libero?». Dall’ultimo incontro in carcere, Marise ha potuto portare via con sé un regalo che le ha fatto suo fratello: una croce realizzata con dei materiali di fortuna in cella.

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Solo pochi giorni fa è stato annunciato che Zaki dovrà stare in carcere ancora per 45 giorni. Questa volta, è stato più difficile e pesante del solito digerire la notizia. «Ormai siamo a un anno senza una ragione in prigione. Un anno pieno di tristezza e delusione. E’ davvero dura per noi che quasi non riusciamo più a sopportarlo». A rendere ancor più pesante la situazione è la pandemia e la possibilità di contrarre il Covid. Marise, infatti, racconta che Patrick è molto preoccupato per questo anche perché «hanno vietato di dargli medicine, sapone, disinfettanti. Non ha quindi possibilità di proteggersi dal virus».