La scelta imperdonabile del Movimento di votare la fiducia a Draghi

Mario Draghi ha ottenuto una larga fiducia anche alla Camera con 535 voti a favore e solo 56 no, 4 astenuti e 12 assenti. Tra i 56 voti contrari, come preannunciato, Fratelli d’Italia ma c’è anche il leghista, Vinci annuncia così il passaggio al partito della Meloni. Tra i No anche 16 grillini. Il Movimento continua a perdere pezzi. 

Dopo l’espulsione dei 15 esponenti del Movimento 5 Stelle dal partito dopo la votazione in Senato, tocca alla Camera. Anche qui, come aveva manifestato il giorno prima Licheri in Senato nel suo discorso di sostegno “guardingo e vigilato”, il capogruppo Davide Crippa annuncia un sì condizionato. La scelta del Movimento 5 stelle di appoggiare questo governo deriva soprattutto dalla volontà di mettere le mani sulle future riforme e di non far cancellare ad altri quello che avevano costruito in questi due anni e mezzo al governo. L’avvertimento di Crippa è chiaro “Non pensate che arretreremo sul lavoro già fatto.” Una decisione sofferta per il Movimento che nei giorni precedenti alla fiducia tra Rousseau e Grillo si sono abbandonati al caos.

“La decisione che ci ha portato ad aderire al governo per cui oggi si vota la fiducia ha provocato un travaglio interno al Movimento, comprensibile e giustificato. Saranno il tempo e le scelte del governo a placare questo travaglio o a estenderne gli effetti.” In sostanza, neanche la parte del Movimento che ha deciso di sostenere questo governo è convinta di aver fatto la scelta giusta, ma lo decreterà solo l’andamento di questo esecutivo. Continua Crippa “Ma qualcuno dimentica che noi siamo e restiamo la prima forza in questo Parlamento, e faremo sentire la nostra voce a partire dalla sfida principale, quella del Recovery fund.”

Mettono le mani avanti, come si suol dire, i grillini per paura di non essere considerati per le scelte che prenderà questo governo facendo il gioco di “non pensare all’elefante” come direbbe Lakoff. Nessuno ha “dimenticato” che il Movimento fa parte del Parlamento, e purtroppo i numeri lo evidenziano, soprattutto perchè i giorni di tribolazione all’interno del Movimento hanno portato incertezza anche fuori e sul futuro governo.

Ma cosa ancor più importante, in molti di loro hanno sottolineato che il loro sostegno non è incondizionato nè completo e non sembra essere nemmeno convinto. Come ha chiarito la Giuliano “Non abbiamo firmato nessuna cambiale in bianco. Il Movimento non rinuncia alla sua identità, tanto meno sul tema della giustizia.”

I grillini dissidenti all’opposizione: il tradimento imperdonabile del Movimento

Ad accogliere la fronda del No ci pensa Alessandro Di Battista, che con un messaggio sui social lascia intuire la sua – più convinta – opposizione. “Ci sono cose da dire. Scelte politiche da difendere. Domande a cui rispondere e una sana e robusta opposizione da costruire.” Invita così i suoi seguaci per una diretta alle 18 di sabato.

La scelta imperdonabile di aver appoggiato questo governo ha provocato una forte turbolenza all’interno del Movimento. Ma questo non riguarda solo deputati e senatori, ma soprattutto l’elettorato. La scelta di entrar a far parte del governo Draghi, che sia stato fatto per conservare la poltrona oppure per reali motivi politici, non sarà mai perdonata dai convinti sostenitori del Movimento. A differenza di tutti gli altri partiti, che hanno dichiarato di mettere da parte le asce di guerra e rinunciare a qualcosa per il bene comune dell’Italia, seppur non rinunciando alla propria identità e ai propri valori, i grillini hanno sempre fatto intendere di aver preso parte a questo governo per difendere ciò che era loro, quello che avevano costruito e conquistato.

Probabilmente, ora temono che qualcuno si dimentichi che loro facciano parte del Parlamento, ma sono loro che hanno forse dimenticato di essere lì perchè voluti fortemente, come alternativa, dalle persone. Quell’elettorato così ampio e convinto solo tre anni fa sembra crollare sotto l’opportunismo e l’egoismo di quelli che sono diventati come chi criticavano e chi non volevano essere, e forse anche peggio.

Il gruppo dei dissidenti tra 15 al Senato e 15 alla Camera è piuttosto corposo da formare un’opposizione. Secondo le intenzioni di uno dei fondatori, Di Battista, dovrebbe tener fede ai valori del Movimento. Valori che stando ad un tavolo con Berlusconi e Renzi presieduto dal banchiere europeo, sono stati evidentemente messi da parte, se non dimenticati. E il fine? Il bene dell’Italia, la poltrona o la voglia di “rompere le scatole” come ha promesso Licheri?

movimento

“Abbiamo conquistato il 33% con un programma che andava contro tutto quel che Draghi rappresenta”

Per tutti i parlamentari grillini si è parlato di una scelta sofferta e dibattuta, ma Di Battista è di tutt’altro avviso. “Oppormi a questo governo e dunque prendere le distanze dal Movimento che ha deciso di sostenerlo è stata per me una decisione naturale. Come naturale fu, nel 2013, candidarmi al Parlamento con il Movimento stesso”. Nessuna sofferenza se quello che ti trovi davanti non è più la stessa cosa in cui credevi prima. Le stesse ragioni muovono verso il No Cabras. Il deputato antepone “una ragione fondamentale che prevale su tutte: il modo in cui abbiamo ottenuto il 33% alle elezioni. Lo abbiamo conquistato con un programma che andava contro tutto quel che Draghi rappresenta, contro l’idea dei governi tecnici, contro il pilota automatico di Bruxelles e di Francoforte”. Chiaro e conciso il messaggio che rimanda al peccato compiuto dal Movimenti, il tradimento ai propri elettori.

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Far parte ora di un mondo sulla cui critica di fondava maggior parte del programma del Movimento è a dir poco un tradimento. Per il Movimento non è come gli altri partiti da sempre in lotta e opposti tra loro ma figli della stessa politica. Gli altri partiti hanno sempre avuto programmi e valori a di là delle contingenze. Sono stesso i parlamentari grillini che non riescono a spiegarsi questo cambio di rotta brusco. “Mi risulta incomprensibile se ripenso alle battaglie e alle chiamate alle armi di questi anni. A un certo punto Grillo ha cambiato idea. Come Forrest Gump che alla fine della corsa dice “sono un po’ stanchino“. La similitudine di Cabras esprime perfettamente questa virata senza un minimo di logica.

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Inoltre, Cabras e altri grillini dissidenti contestano la gestione Crimi che ha voluto nascondere sotto il tappeto varie problematiche come la sconfitta alle regionali. Il Movimento sta perdendo pezzi e non da oggi. Forse questo tradimento imperdonabile sarà solo la goccia che farà traboccare un vaso ormai pieno di buchi.