Nuovo Dpcm, cosa cambia? Restano le restrizioni ma discontinuità nel metodo di Draghi

Pronta la bozza del nuovo Dpcm contro il Covid, il primo del governo Draghi. Il decreto andrà in vigore fino al 6 Aprile, comprendendo anche la Pasqua. Scontro all’interno della maggioranza per la Pasqua blindata. 

nuovo dpcm

Il nuovo dpcm di Draghi andrà in vigore dal 6 marzo al 6 aprile e sembra proseguire sulla scia del Dpcm in vigore. Draghi sembra voler riconfermare in linea di massima quasi tutte le misure restrittive del precedente, come il coprifuoco e il sistema a colori. Nessuna apertura e chiusura anche a Pasqua, per evitare assembramenti e contagi in vista delle festività. Distanziamento e mascherine all’aperto, stop alle visite e spostamenti verso seconde case in zona rossa. Nel concreto sembra essere in continuità con il precedente decreto, le discontinuità si notano nel metodo e nell’approccio allo strumento giuridico.

Il presidente del Consiglio vuole coinvolgere maggiormente le Regioni e decidere di concerto con queste le soluzioni e i provvedimenti per il Paese. Un altro punto di discontinuità con il governo Conte è il coinvolgimento e la volontà di informare sempre, anticipatamente, prima di qualsiasi decisione il Parlamento. Cosa che era stata molto criticata dall’opposizione al premier Conte. La sua intenzione è quella di considerare e anche accogliere qualsiasi suggerimento dalle camere. Un approccio più aperto e collaborativo quello che Draghi sembra voler instaurare con gli organi istituzionali. Una maggiore comunicazione sia di confronto con il Parlamento e con le Regioni sia di informazione con i cittadini. Secondo Draghi le misure vanno comunicate con largo anticipo ai cittadini. Altro cambio di registro saranno i ristori, punto fondamentale su cui verte fondamentalmente il dibattito delle riaperture. I ristori del governo Draghi dovrebbero essere più veloci.

Nuovo Dpcm, le richieste delle Regioni

Domani arriverà la bozza del nuovo Dpcm ma le Regioni già insorgono su alcuni punti come vaccini e scuola. In un vertice con il ministro Speranza, la ministra per gli affari regionali, Maria Stella Gelmini, ha annunciato ai governatori che per il momento le misure saranno ancora restrittive senza nessuna possibilità di apertura. Al momento non vi è alcuna alternativa al parametro vigente del sistema a zone come avevano chiesto in Conferenza delle Regioni. La Gelmini rassicura che qualsiasi alternativa verrà proposta verrà valutata dal governo. Un segnale di apertura al dialogo con le regioni in modo costruttivo cercando di creare un dibattito proficuo.

Un chiaro segnale di discontinuità arriva proprio dal cambiamento di metodo del Dpcm, che arriva dopo un anticipato vertice con le Regioni rispetto all’entrata in vigore dei provvedimenti.  Un’altra nota dissonante dal governo Conte è che i cambiamenti andranno in vigore sempre dal lunedì e non dalla domenica. Questo permetterà la programmazione delle attività economiche. “E’ fondamentale il confronto costante con le Regioni e anticipare le decisioni, in modo da lasciare ai cittadini il tempo necessario per poter organizzare la propria vita” chiarisce la Gelmini.

Una richiesta che però il governo esclude a priori è la chiusura delle scuole. Alcuni dei governatori, preoccupati dalle nuove varianti in circolo, trasmesse soprattutto nelle scuole, chiedono la chiusura delle strutture fino alla completa vaccinazione degli insegnanti. Un argomento su cui Governo e Regioni si dividono. Alcune regioni hanno chiesto al Cts di valutare l’impatto che ha la scuola sulla situazione epidemiologica, soprattutto Veneto, Campania, Puglia e Friuli. Ma per il governo resta un controsenso chiedere la chiusura delle scuole e la riapertura delle attività economiche.

Scontri sulla Pasqua tra Salvini e Zingaretti, il rischio delle larghe intese

A fine marzo si potrà valutare la riapertura dei luoghi di cultura come cinema e teatri e dei musei anche nei weekend in zona gialla. Al momento si tratta solo di un percorso in quella direzione, nulla di certo. La decisione arriverà da un confronto con il Cts e il ministro Franceschini. Il dpcm in vigore fino al 6 aprile coprirà anche le feste pasquali e qui sono arrivati i primi scontri.

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Matteo Salvini continua a rifiutarsi di pensare a lockdown generalizzato e chiedere chiusure locali laddove ci sia un alto rischio. “Parlare già oggi di una Pasqua chiusi in casa non mi sembra rispettoso degli italiani” spiega il segretario leghista. Arriva subito la replica di Nicola Zingaretti “Quello che è irrispettoso per gli italiani e gli imprenditori è mettere a rischio le loro vite e prolungare all’infinito la pandemia e quindi la possibilità di avere la ripresa economica.” Continua la replica sulla richiesta di buon senso da parte di Salvini, il segretario del Pd chiarisce “buon senso e coerenza è avere una linea indicata dal governo e rispettarla. Così si sta in una maggioranza e si danno certezze alle persone.”

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Al momento non ci sono indicazioni su possibili riaperture, la priorità ora è frenare il contagio quanto più è possibile. Si spera che le cose procedano le verso sperato nel mese di marzo e iniziare il processo di allentamento a prescindere dalla Pasqua.