Attilio Fontana e i conti in Svizzera intestati alla madre

Si allarga l’indagine sul “Caso camici” che vede coinvolto il governatore della regione Lombardia. Spunta un conto estero intestato alla madre, morta sei anni fa, su cui ci sarebbe del denaro di dubbia provenienza.

Mentre in Lombardia l’epidemia da Coronavirus dilaga e la Regione appare incompetente e incapace di trovare una soluzione, tanto che il Commissario Figliuolo si è recato di persona a verificare la campagna vaccinale, la Giunta regionale viene travolta dall’ennesimo scandalo: il governatore Attilio Fontana risulta indagato per autoriciclaggio.

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Si tratta di un’evasione fiscale per cui su un conto svizzero di proprietà di Fontana, originariamente intestato alla madre del presidente di regione, sarebbero confluiti da un altro conto quasi 2,5 milioni  di euro non afferenti all’eredità. I magistrati ritengono che Fontana abbia falsificato i documenti per poter trasferire dei capitali all’estero presentati all’Agenzia dell’Entrate. Gli investigatori dovranno verificare dunque verificare l’autenticità della firma della madre di Fontana, deceduta nel 2015. L’ipotesi è che i 2,5 milioni siano frutto di evasione fiscale, Fontana sostiene invece si tratti di eredità familiare derivata dall’attività di dentista della madre e depositati in un conto alla Bahamas legato ad una fiduciaria del Liechtenstein dallo stesso Fontana.

Fontana ha sempre ribadito la regolarità dell’operazione e attraverso il suoi legali Pensa e Papa, si è messo a disposizione per produrre documenti e fornire chiarimenti. Sulla provenienza di questo denaro indagano pubblici ministeri di Milano, Paolo Filippini, Luigi Furno, Carlo Scalas e l’aggiunto Maurizio Romanelli. L’indagine rientra nel filone sul “Caso camici” per cui Fontana è già accusato per falso in voluntary disclosure.

Andrea Dini, cognato di Fontana e presidente di Dama spa

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IL “CASO CAMICI”

L’indagine sul “Caso camici” aperta dalla procura di Milano vede Fontana iscritto al registro degli indagati per l’ipotesi di reato di frode in pubbliche forniture insieme al cognato Andrea Dini e Filippo Bongiovanni, ex direttore generale della centrale acquisti Aria. Secondo gli indagati la fornitura di materiale sanitario (perlopiù camici) pari a 513mila euro da parte della società Dama spa di proprietà di Dini, sarebbe stata concordata con il parente governatore. Fontana, che inizialmente si dichiarò all’oscuro di tutto, precisò successivamente che fosse stata una “donazione caritatevole per affrontare i giorni di massima emergenza” all’inizio dell’epidemia da Covid-19. “Quando è saltata fuori questa storia e ho visto che mio cognato faceva questa donazione, ho voluto partecipare anch’io. Fare anch’io una donazione. Mi sembrava il dovere di ogni lombardo” si giustificò allora Fontana. “La Regione da mio cognato i camici li ha avuti gratis e l’unico reato che vedo veramente è una palese violazione del segreto istruttorio“.