Virginia Raggi annuncia cose, tante e bellissime

La Sindaca è affetta da “annuncite”, ovvero la spara grossa tanto poi il cittadino dimentica. Un breve elenco delle migliori.

Annunciaziò, Annunciaziò! Virginia Raggi annuncia. Rivoluzioni politiche nella Capitale, investimenti miliardari e infrastrutture fantascientifiche. La Sindaca di Roma ha il vizio dell’annuncite, una nuova parola che descrive bene Virginia, capace di grandi proclami e di pochissima concretezza.

Tantissimi quelli che Virginia fece nella lontana campagna comunale del 2016 che la vide vincitrice. Il suo programma prevedeva di incentivare il trasporto pubblico rendendolo efficiente con vetture moderne e un numero di corse che possano soddisfare le esigenze dei cittadini, senza contare la riorganizzazione di Atac Spa. Tutte parole al vento, ma Raggi non riuscì ad annunciare trionfante il proclamo “Abbiamo risanato Atac“. Come ha fatto direte voi? Semplice: Atac ha un debito di circa 1,5 miliardi che è stato congelato dal Comune, quindi non pagato.

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Febbraio 2019: “Roma si candida a diventare un laboratorio di partecipazione attiva, lanciamo un ponte verso le componenti sociali e produttive della Capitale per una visione condivisa della città nei prossimi decenni”. Raggi presentava in conferenza stampa il Forum Sviluppo Roma 2030-2050, una sorta di Consulta cittadina aperta a forze sociali, società civile, ordini professionali e Campidoglio. Qualcuno ne sa qualcosa?

Il problema Casapound. La Raggi dichiarava pochi mesi fa ““L’immobile di CasaPound è di fatto occupato dal 2003 e si deve procedere alla sgombero. Nel frattempo ciò che è evidente è che né il Demanio né il Miur sono interessati a questo immobile mentre posso dire che il Comune di Roma è molto interessato e quindi l’idea è quella di poterlo prendere noi in carico e trasformarlo in un edificio di case popolari”. I militanti del partito neo-fascista hanno temuto forse per qualche secondo che davvero la Sindaca facesse sul serio, ma stanno lì comodi ormai da quasi 20 anni e non temono di certo i proclami di Virginia.

La più grossa Virginia l’ha sparata quando ha previsto una funivia che collegasse per via aerea Casalotti e Battistini. “Chi vive nella nostra città sa quanto sia importante risparmiare tempo prezioso negli spostamenti quotidiani. Ecco perché stiamo portando avanti un piano di cambiamento della mobilità a Roma. Questo vuol dire anche avere il coraggio di investire in progetti ambiziosi e importanti come le funivie” scriveva sul suo profilo Facebook. Non contenta rilanciò l’idea della funivia anche per collegare Eur-Magliana e Villa Bonelli. “Vengono utilizzate in tutto il mondo: a Berlino, Londra, Madrid, Barcellona, New York“, sosteneva Raggi “solo per citare alcune grandi metropoli. Il motivo? Funzionano. Per questo le vogliamo realizzare anche nella nostra città“. Siamo in attesa di vedere i progetti.

Diciamo subito che lo stadio si farà e i proponenti possono aprire i cantieri entro l’anno”. Era il 2019, l’amministrazione Raggi diceva definitivamente No al progetto approvato dalla Giunta Marino per la realizzazione di un progetto innovativo di stadio sia in termini architettonici che di sviluppo per la città. La giunta guidata dal M5S mise mani al piano stravolgendolo totalmente, tanto che gli investitori furono costretti a ritirarsi e alla fine non se ne fece niente.

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E ancora pensiamo alle opere annunciate nel Piano Urbano di Mobilità Sostenibile che dovevano favorire l’uso di biciclette e il rafforzamento del trasporto pubblico, la fantasmagorica nuova linea ferroviaria Roma Lido, stabilmente la peggiore d’Italia nelle classifiche redatte da Legambiente sul trasporto per i pendolari, o la FL1 che collegava Orte a Fiumicino e un numero infinito di opere di cui si sono perse le tracce.

Ma l’annuncio più temuto di tutti è quello della ricandidatura di Virginia a sindaco di Roma. L’ufficialità ancora non c’è, Raggi deve fare i conti con un partito che l’ha totalmente abbandonata a sé stessa, così come ha abbandonato la Capitale, senza contare l’ostilità dei nuovi alleati del Partito Democratico e dei cittadini romani in generale.