Morti sul lavoro, la strage silenziosa di cui la politica non parla

A riportare i dati sulle morti sul posto di lavoro è direttamente l’Inail. Dal primo gennaio al 31 marzo 2021 in Italia sono morte sul lavoro due persone al giorno. I sindacati ribadiscono: “L’anno scorso oltre 2000 lavoratori e lavoratrici hanno perso la vita, 185 in questi primi tre mesi“. Luana D’Orazio è il caso più eclatante, il più recente, sul quale dovrà ancora pronunciarsi l’autopsia. Fatto sta che apre un vaso di Pandora di cui si parla troppo poco spesso. 

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Da un lato la morte di Luana D’Orazio, avvenuta a soli 22 anni a causa risucchiata dal macchinario sul luogo di lavoro, in un’azienda tessile di Montemurlo, in provincia di Prato. Dall’altro i dati Inail sull’incidenza delle morti sul luogo di lavoro. Sarà ora necessario comprendere – attraverso autopsia e accertamenti – se quella di Luana sia stata una morte evitabile con una maggiore e migliore applicazione dei protocolli di sicurezza. Fatto sta che i dati delle quasi due morti al giorno sul posto di lavoro parlano chiaro. A riportare il quadro impietoso per le condizioni di lavoro in Italia è l’Inail, che fornisce un quadro sul primo trimestre del 2021: le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’istituto entro il mese di marzo sono state 185, 19 in più rispetto alle 166 registrate nello stesso periodo del 2020 (+11,4%).

In breve, in media, due persone ogni giorno muoiono mentre lavorano. A porre l’accento sulla gravità di questi dati sono stati anche i sindacati, in occasione della Festa dei lavoratori del primo maggio: “L’anno scorso oltre 2000 lavoratori e lavoratrici morti, 185 morti nei primi tre mesi 2021. Pretendiamo zero morti sul lavoro”. Stando ai dati Inail, i casi mortali avvenuti durante il turno sono passati da 114 a 154, con un aumento consistente soprattutto in Lazio (+12 casi), l’Abruzzo (+8), la Lombardia (+6) e la Campania (+5), e tra gli ultracinquantenni. L’Inail conteggia anche le denunce di casi di chi è morto dopo essersi infettato di Covid sul posto di lavoro: da marzo 2020 a marzo 2021 si tratta di 551 persone.

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Cosa ne pensano i sindacati

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Insomma, la situazione fotografata è impietosa, ma il rischio è di accorgersene solo di fronte alle tragedie. Lo fa notare Rossana Dettori, segretaria nazionale della Cgil con la delega alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che chiede un intervento immediato: “Oggi parlano tutti, domani passino alla pratica. Servono fatti che permettano ai lavoratori di essere sicuri di tornare a casa la sera. Le leggi ci sono, il Testo unico del 2008 è stata una conquista. Ora bisogna investire nella formazione e nei controlli“. In sostanza, più controlli e adeguamenti legislativi. Lo stesso Davide Faraone di Italia viva nella giornata di ieri ha sollecitato l’avvio dei lavori per una commissione d’inchiesta, insieme ai presidenti delle commissioni Lavoro e affari costituzionali del Senato. Secondo Dettori è una buona iniziativa ma “non risolve il problema“.

Cosa fare, allora? “Prima di tutto occorre attivarsi perché la prevenzione diventi una certezza. Cosa che a volte nelle aziende piccole come quelle in cui è avvenuto l’incidente di lunedì non succede perché non sono tenute ad avere al loro interno un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza: dev’essercene uno a livello territoriale, ma a Prato non era stato eletto”. E poi, controlli, controlli, controlli, “perché morire sul lavoro non è destino, è il risultato di carenze nelle misure di sicurezza e a volte di stress e fatica causati da problemi organizzativi”.

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Cosa ne pensa la politica 

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Questo vuol dire più ispettori, che a loro volta necessitano di più soldi stanziati, che a loro volta vengono a mancare, spesso a causa di tagli sulle risorse destinate ai piani di investimento per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Di fronte a questi dati così inclementi, a un problema complesso che necessita di un’analisi ben più ampia rispetto a quella portata avanti fino ad ora, cosa propone la politica? Ancora troppo poco. Se ne lamenta il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, che sulla sua pagina Facebook commenta: “Nel Paese dei tre morti al giorno sul lavoro, a parte qualche articolo di giornale e qualche messaggio di cordoglio, non accade nulla“. Eppure, per fortuna, anche se a scoppio ritardato, qualcosa inizia a muoversi.

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) ha fatto sapere su Facebook di “aver incontrato i rappresentanti dell’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro (Anmil) (…) Io credo che il modo migliore di affrontare questo aspetto così grave è quello di svolgere il lavoro istituzionale che ci è attribuito. Per questo ho proposto un nuovo nominativo alla Presidenza del Consiglio per l’Ispettorato nazionale del lavoro”. Poi ancora: “Nel Recovery si dovranno inserire condizionalità che garantiscano quanto più possibile la sicurezza sul lavoro. L’obiettivo è quello di arrivare a giugno con un impianto chiaro di piano per la sicurezza sul lavoro, una normativa sull’amianto avviata e con una ricognizione sulle modifiche alla normativa sulla invalidità e prevenzione, iniziata nel confronto tecnico”. Al momento, però, non si parla nel dettaglio di veri e propri finanziamenti. Aspettiamo, con un ritmo di due morti al giorno.