“Dire perdono non basta”. Parla il fratello di Paolo Borsellino

Il fratello del giudice Paolo, da sempre in prima linea nella lotta alla mafia, commenta il fine pena di Giovanni Brusca, il feroce killer di Falcone e di centinaia di altre vittime.

Non basta dire perdono. Il pentimento lo deve dimostrare, per esempio raccontando davvero tutto quello che sa mentre io sono convinto che la collaborazione di Brusca sia una collaborazione incompleta“. A parlare è Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino, il giudice ucciso da Cosa Nostra nella strage di via d’Amelio del 1992. Borsellino lascia trasparire tutta l’amarezza per la scarcerazione di Giovanni Brusca, il feroce boss mafioso esecutore materiale dell’omicidio di Giovanni Falcone e di centinaia di altre vittime, tra cui il piccolo Giuseppe Di Matteo.

Di certe cose non ha parlato, non ha detto tutto quello che sa sullo Stato deviato, probabilmente perché ha più paura della vendetta dei Servizi, magari di un ‘infarto’ come quello che è capitato a Faccia da mostro, piuttosto che della vendetta della mafia“. Borsellino commenta l’intervista rilasciata 5 anni fa dall’ex padrino di San Giuseppe Jato a una tv francese. Un’intervista in cui Brusca chiede scusa ai familiari delle vittime e alla sua famiglia. Per il fratello del giudice, il pentimento di Brusca è strumentale.

Ha raccontato solo quello che gli serviva per avere una riduzione della pena” sottolinea e aggiunge: “Da laico non capisco cosa voglia dire questo perdono. Posso perdonare chi mi pesta un piede, ma non questi assassini efferati che, nonostante le loro parole e le loro scuse, sono rimaste le stesse persone che hanno compiuto quei crimini. Non credo si sia veramente pentito, come, invece, ha fatto Gaspare Mutolo, assassino anche lui, che ha ucciso, strangolandole, 50 persone a mani nude, ma che oggi penso sia una persona veramente cambiata. Di Brusca non ho questa impressione”.

Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo

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Il ritorno in libertà di Brusca può costituire un pericolo?E’ fondamentalmente un criminale, di una persona che uccide un bambino e lo scioglie nell’acido dicendo che era come un cagnolino non ci si può fidare appieno. Ma non credo che possa costituire oggi un pericolo”.

Borsellino parla poi di politica e delle reazioni scioccate degli esponenti dei partiti. “Vedo tanti sciacalli, tanti ipocriti. Uno spettacolo indegno che, purtroppo, ogni anno, per un motivo o per un altro, avviene sempre in prossimità delle celebrazioni per la strage di Capaci e di via d’Amelio – dichiara –. Resto nauseato dalle dichiarazioni di certi politici che da un lato si dichiarano sconvolti dalla scarcerazione di Brusca e dall’altro si apprestano ad approvare un provvedimento per modificare l’ergastolo ostativo“. 

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Borsellino lancia un appello proprio alla politica perché “trasformi l’indignazione per la scarcerazione di Brusca nella riforma della legge sull’ergastolo ostativo che la Corte Costituzionale ha già sollecitato. E’ una legge che va modificata – afferma – ma va modificata nel senso giusto, non abolendo quello che ha fatto Falcone“. Per il fratello del giudice antimafia, “la collaborazione con la giustizia, e parlo di una collaborazione che sia totale, deve rimanere un punto fermo. Un elemento imprescindibile affinché i mafiosi possano accedere ai benefici”. E conclude: “Quale mafioso deciderebbe di collaborare se sa che può uscire dal carcere anche senza ‘parlare’, senza tradire quel giuramento al silenzio fatto a Cosa Nostra?”