L’Italia lascia l’Afghanistan: ammainata la bandiera dopo 20 anni di missione

L’Italia ammaina la bandiera in Afghanistan: ritirate le truppe dopo venti anni dagli attacchi dell’11 settembre. Il tenente colonnello Gianfranco Paglia: “Non è facile lasciare un luogo in cui si sono perse vite umane”.

Italia lascia Afghanistan - meteoweek.com
l’Italia lascia l’Afghanistan – meteoweek.com

Dopo venti anni dagli attacchi dell’11 settembre, l’Italia si ritirerà dall’Afghanistan. Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha partecipato, insieme ai militari dell’Esercito, alla cerimonia dell’ammaina bandiera. “Non vogliamo che l’Afghanistan torni ad essere un luogo sicuro per i terroristi. Vogliamo continuare a rafforzare questo Paese dando anche continuità all’addestramento delle forze di sicurezza afghane per non disperdere i risultati ottenuti in questi 20 anni”, ha esordito il ministro.

Alla fine della cerimonia, la base italiana sarà consegnata alle forze di sicurezza locali. Le operazioni di rimpatrio (ad inizio anno si contavano 800 uomini) e mezzi sono state già avviate a maggio, e si concluderanno entro i prossimi mesi, così da seguire la spinta mossa dagli Stati Uniti – che pare lasceranno il Paese già entro la prima metà di luglio. Ad oggi, quello italiano è il terzo contingente più numeroso dopo quello statunitense e tedesco.

“Non è facile lasciare un luogo in cui si sono perse vite umane”

La decisione del ritiro italiano si accoda a quella presa dal presidente americano Joe Biden, con l’annuncio di aprile in cui ufficializzava il ritiro completo delle truppe entro la data simbolica dell’11 settembre. Nel frattempo, Human Rights Watch rivolge a tutti i Paesi che stanno ritirando le truppe dall’Afghanistan di accelerare anche i programmi di reinsediamento degli ex interpreti afghani, così come di altri dipendenti di truppe o ambasciate straniere, a rischio ritorsioni da parte delle forze talebane.

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In tal senso, si è espresso anche il ministro della Difesa Guerini: “Non abbandoniamo il personale civile afghano che ha collaborato con il nostro contingente ad Herat e le loro famiglie: 270 sono già stati identificati e su altri 400 si stanno svolgendo accertamenti. Verranno trasferiti in Italia a partire da metà giugno”.

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Dal canto suo, in merito al rientro dell’Esercito dall’Afghanistan si è espresso anche il tenente colonnello Gianfranco Paglia. “Non è mai semplice lasciare un teatro operativo soprattutto quando si sono perse vite umane. Quando si fa rientro a casa, è normale che si spera che quel sacrificio sia almeno servito a portare la pace. Mi auguro che l’Afghanistan abbia raggiunto questo equilibrio e che non diventi come la Somalia, che ha di nuovo visto la nostra presenza dopo venti anni. Certamente quel territorio ha una storia diversa e noi ci siamo stati per più tempo, quindi il mio pensiero va sempre e solo a coloro che hanno sacrificato la propria vita per quel Paese”.