Ancora stallo sul blocco dei licenziamenti. Ma si accelera su cyber security

La maggioranza si trova e si troverà ad affrontare il difficoltoso tema del blocco dei licenziamenti. La posizione di Mario Draghi resta la stessa: la questione sarà superata solo attraverso un accordo di tutta la maggioranza. Il problema è che un accordo non c’è. Si accelera, invece, sull’Agenzia di cyber security sotto controllo del Copasir. 

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Sul tema blocco dei licenziamenti il tempo scorre e la tensione sale: sono appena 20 i giorni a disposizione prima di raggiungere il fatidico 30 giugno, la data nella quale verranno sbloccati i licenziamenti all’interno delle grandi aziende. E’ vero, nel frattempo il lavoro sugli ammortizzatori sociali prosegue, Orlando indica la possibilità che si trovino soluzioni complessive nella riforma degli ammortizzatori attesa per luglio, con lo scopo di collegare questi ultimi alle politiche attive del lavoro. Ma i costi di una manovra di questo tipo vanno ancora valutati, e i tempi sono troppo lunghi. I sindacati, infatti, richiedono un’azione tempestiva. Per questo la tensione sale, mentre Mario Draghi mantiene la barra dritta e ribadisce l’esigenza di un accordo di maggioranza. Eppure, quell’accordo al momento non c’è.

Blocco licenziamenti, tutti contro tutti

Per il M5s resta necessaria una proroga del blocco dei licenziamenti fino al 30 ottobre. Il Movimento – come spiega la sottosegretaria al Lavoro Rossella Accoto – ribadisce l’esigenza di “ragionare in un’ottica trasversale tra i partiti di governo su uno sblocco graduale, superando posizioni ideologiche precostituite”, con “una maggioranza forte e coesa per farlo in tempi brevi e contingentati“. Dall’altro lato, il Pd sembra puntare sul criterio della selettività: “Fin dall’inizio la nostra proposta è di essere selettivi, ad esempio l’edilizia grazie all’ecobonus è ripartita, altra cosa sono settori come il tessile e l’automotive per cui serve maggiore gradualità“, ha spiegato il segretario del Pd Enrico Letta. Intanto il ministro del Lavoro Andrea Orlando rassicura sulla riforma degli ammortizzatori: “Sarà pronta a fine mese o all’inizio di luglio, poi bisognerà avviare una discussione con il Mef, per reperire le risorse necessarie ad attivare i vari strumenti“. Ma resta ambiguo sul tema sblocco licenziamenti. Ed è perché manca, di fatto, un accordo condiviso. Il criterio della selettività sembra gradito anche alla Lega, ma molti sono ancora i nodi da sciogliere. Tra questi, la forte contrarietà dei sindacati (che chiedono una proroga del blocco fino ad ottobre) e la difficoltà – dicono in molti – di selezionare un criterio valido per individuare le aziende a cui applicare il blocco.

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L’accelerazione sulla cyber security

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Intanto, però, il governo sembra accelerare sulla cyber security: prima della partenza del premier per il G7 dovrebbe esser previsto un Consiglio dei ministri che, probabilmente, affronterà anche il decreto sulla cyber sicurezza. Il governo è al lavoro per portare a termine il piano sull’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), un organismo pubblico con autonomia regolamentare, amministrativa, patrimoniale e organizzativa. Il decreto legge sul progetto è atteso nei prossimi giorni in consiglio dei ministri e, al momento, conterrebbe circa 19 articoli. Stando a quanto riportato dal Messaggero, la bozza per ora ribadisce: il premier avrà “l’alta direzione e responsabilità generale delle politiche di cybersicurezza, anche per la tutela della sicurezza nazionale” e spetterà a lui nominare il direttore generale.

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Verrà inoltre istituito un Comitato interministeriale per la cybersicurezza e un Nucleo per la cybersecurity presso l’Agenzia a supporto. La proposta sull’Agenzia, che sarà sotto controllo del Copasir, è stata consegnata da poco al Copasir stesso, appunto. Stando a quanto riportato dall’Ansa, il Comitato parlamentare per la sicurezza pubblica avrebbe chiesto del tempo per esaminare a pieno la proposta. Intanto, fa sapere l’Agi, le forze parlamentari della maggioranza, e in particolare gli esponenti dem, sottolineano distanza con il piano strutturato dal precedente governo, accusato di “tenere fuori il controllo parlamentare“. Sulla questione, intanto, sarà necessario il via libera del Copasir, e poi l’ok del Consiglio dei ministri al decreto. E l’aspettativa che almeno questo dossier proceda in maniera spedita suscita qualche speranza.